Il fenomeno migratorio

L’italia probabilmente rappresenta ,per il popolo migrante appartenente al sud del mondo, ciò che per noi Europei sono gli Stati Uniti d’America.
Dati dell’Istat alla mano, gli stranieri censiti(quindi solo la popolazione munita di regolare permesso di soggiorno) in Italia al gennaio 2011,risultano essere ben 4 milioni e 570 mila, che rapportati alla popolazione italiana tutta sono il 7,5%,un dato evidentemente che va rivisto anno per anno,vista la crescita esponenziale di domande di permessi di soggiorno e di contratti di locazione abitativa(affitti).

Negli anni il contributo al mondo del lavoro da parte degli stranieri residenti in Italia ha rappresentato e tutt’ora rappresenta un perno abbastanza stabile nei meccanismi finanziari che reggono l’economia italiana.
Il fenomeno migratorio ha interessato l’umanità tutta nel corso della storia.
Le cause di questo fenomeno sono sempre state legate ad esigenze di sopravvivenza,laddove non c‘era possibilità di svilupparsi,di lavorare e di vivere,ci si spostava verso paesi spesso molto lontani che offrivano un corredo di possibilità spesso solo sognate.
L‘italia,a partire dalla sua unità ed anche prima,è inserita nel processo migratorio,sia attivamente come paese da cui si partiva(soprattutto nel periodo che va dalla fine dell’ 800 fino agli anni immediatamente successivi alla seconda guerra mondiale) ed a partire dagli anni ‘70 sino ad oggi,come paese ospitante.
Gli spostamenti di migranti italiani nella storia,hanno interessato nella maggioranza dei casi,gli Stati Uniti,l’Australia,il Brasile e L’Argentina ed alcuni paesi dell’Europa Centrale,soprattutto la Germania e la Francia.
Ognuna di questa nazione ha sul proprio territorio(specie in Canada e negli Stati Uniti),ancora oggi, interi quartieri fondati da Italiani emigrati, basti ricordare i vari “Little Italy” molto conosciuti negli Stati Uniti ed in Canada.

Oggi il flusso migratorio verso le coste della nostra nazione ,nella maggior parte dei casi, è contraddistinto da una forte percentuale di persone senza regolare permesso di soggiorno che provengono da zone di guerra dell’Africa tutta; ultimamente infatti, dati i numerosi conflitti rivoluzionari per sovvertire i regimi dittatoriali presenti in numerose nazioni del Nord Africa, gli sbarchi di clandestini sono aumentati vertiginosamente.

Non si può parlare di migrazioni,di migranti, senza parlare anche di diritti.
Sulla scia dello scorso intervento in cui accennavo ad un’Italia poco attenta alla storia,mi soffermo anche qui sul fattore storico che ha determinato una diversa concezione dei diritti dei migranti; perchè non si può discriminare chi oggi nel suo ruolo di migrante rappresenta,in fin dei conti, il nostro passato. La storia delle migrazioni italiane del ‘900 è stata sicuramente una pagina non felice. Partiamo dal presupposto che l’Italia non offriva all’inizio del 1900 ciò che,in termini di possibilità lavorative, il Nuovo Mondo offriva,altrimenti la maggior parte della popolazione migrante che lasciava le nostre terre avrebbe rinunciato volentieri ad un viaggio continentale per mesi,in condizioni alquanto precarie. Le leggi americane,per quanto riguarda le quote di “immigrati da accogliere”, erano molto severe. Ancora oggi l’immigrazione straniera viene regolata in base alle quote diverse per ogni nazione.


Negli Stati Uniti si accedeva tramite Ellis Island, un piccolo isolotto al largo di New York, dove oggi sorge il museo  dell’Immigrazione, che ha rappresentato la struttura attraverso la quale i migranti,da ogni parte del mondo, accedevano al Nuovo Mondo. I controlli all’interno della struttura venivano effettuati dai vari ispettori all’immigrazione,dai dottori e da altre persone che avevano il compito di registrare, visitare e interrogare i vari migranti; alcuni, giudicati non idonei ad accedere negli Stati Uniti, venivano rispediti nei loro luoghi di partenza, ma dati alla mano, i rimpatri sono stati davvero pochi rispetto al flusso che aveva il permesso di accedere al suolo americano.

Una volta giunti sul suolo americano i vari stranieri, gli irlandesi e gli inglesi rappresentavano la percentuale maggiore sul suolo americano, si spostavano per raggiungere i parenti oppure per insediarsi nei vari Slums(Bassifondi) presenti nei vari Borough(Distretti). Gli Stati Uniti abbondavano di lavoro manuale ma di solito veniva mal retribuito. Gli italiani erano disprezzati ancor più della popolazione nera anche per la loro disponibilità a fare lavori altamente usuranti,che la maggior parte degli altri stranieri e degli americani non faceva, e per accettare anche paghe alquanto misere. Numerosi erano i dispregiativi per etichettarli, il più usato era “Dagoes” che era comparabile ai moderni “Vucumprà”,”Zingari” etc etc.

Numerosi sono stati i libri,i film,i documentari che hanno raccontato quel periodo della storia umana.

Ancora oggi quel periodo riesce a risvegliare, in molte persone, la voglia di trovare legami parentali, di cui si ignorava l’esistenza , nei paesi interessati dai flussi migratori nel primo ‘900.

 

 

 

Cibal

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