La bufala del voto utile

Sono anni ormai che si sente in ogni angolo mediatico una storia alquanto stramba circa il voto utile.
Ad ogni elezione, il giullare di turno, fa appello alla sensibilità dei cittadini che dinanzi alle votazioni, dovrebbero capire che il voto non utile non serve,essendo non utile, mentre  il voto utile serve perchè è utile, eh già, direte voi: Che genialata.
Ed è proprio così e con queste modalità che ,pronti ad ogni elezione,  si strutturano gran parte dei messaggi inviati per mezzo stampa o per mezzo televisivo ai cittadini, messaggi che li invitano subdolamente ad escludere dalle loro intenzioni di voto ogni sorta di estremismo, di ambiguità elettorale, di alternativa, che porterebbe ad una varietà elettorale che non conviene a chi detiene i maggiori partiti al giorno d’oggi. PD e PDL si contendono da un bel pò di anni, il bacino elettivo che permette, con ovvie coalizioni, di poter sedere in parlamento ed in senato da schieramenti maggioritari.
Il PD incarna la realtà del centrosinistra, è già presente da più anni rispetto al PD più elle, anche se l’idea del Cavaliere è più o meno datata in quell’anno, il 2007 appunto, anno della fondazione del PD. Già all’atto della sua fondazione, il PD si era mostrato come sintesi della volontà maggioritaria del paese, includendo maggiormente esponenti della vecchia DS, che eran già confluiti nell’Ulivo,che si sciolse per avviare questo nuovo progetto, poi in aggiunta con alcuni ex esponenti della Margherita,Udeur,ed altri schieramenti che ruotavano sempre attorno al centro-sinistra.
Il PDL invece rappresenta il centro-destra, è una ri-edizione o ri-formulazione di Forza Italia, il partito che nacque grazie a Silvio Berlusconi(insieme ad altri “affiliati”) ed incamera la maggior parte dei dissidenti dell’ex partito socialista che ,dopo i risvolti di “tangentopoli”, è imploso non essendo più credibile. Ma non solo. All’interno del PDL, prima dell’attuale scissione dei cosiddetti “dissidenti”, c’era una componente abbastanza ampia di personaggi legati storicamente alla vecchia DC(Democrazia Cristiana), che hanno governato il nostro paese per una buona parte di tempo; e non voglio dimenticare anche la componente “Finiana” che poco prima della caduta rovinosa dell’ultimo governo Berlusconi, si staccò per confluire in una nuova realtà politica “Futuro e Libertà”.

Fino ad oggi, se sommati, entrambi gli schieramenti hanno rappresentato la quasi la maggioranza del nostro paese, ma non la totalità. Esistono numerose realtà minoritarie che sono lo specchio della nostra società: frammentata e poco unita. Solo quest’anno per le elezioni politiche, che si terranno il 24 ed il 25 febbraio, si sono presentati ben 219 simboli e ne sono stati accettati “solo” 169. Questo evidenzia una realtà scomoda per i maggiori partiti italiani, cioè la propensione dell’elettorato a spezzettarsi in piccole e numerose realtà. L’interesse dei maggiori partiti italiani come il PD, soprattutto oggi, ed il PDL, è quello di cercare di attirare a sé la maggior parte dei voti cosiddetti “incerti”, in maniera tale da riempire quel vuoto che oggi, in misura modesta, è stato riempito dal Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo,non candidato, che ha polarizzato a sé quell’elettorato ormai stufo di donare il proprio voto sempre alla stessa classe politica, che maggiormente in questi ultimi anni si è allontanata dai cittadini e dai suoi reali bisogni. Intanto si affacciano per la prima volta schieramenti come “Rivoluzione Civile” con leader l’ex pm Antonio Ingroia, oppure “Fratelli d’Italia- Centrodestra Nazionale” con il trio Crosetto-Meloni-La Russa, oppure Scelta Civica con Mario Monti leader.
Ovviamente la nascita di tutti questi schieramenti ha fatto crescere, per esempio, nel leader del PD Pierluigi Bersani, la paura di uno sparpagliamento dei voti, soprattutto al Senato, che per effetto della nostra legge elettorale potrebbe non dare la maggioranza a chi vince, invece, al Parlamento. Per questi motivi, lo stesso Bersani, ha invitato schieramenti come quello di Ingroia alla “desistenza”. Invito rinviato al mittente dallo stesso ex pm, alla conferenza di apertura della campagna elettorale del suo schieramento politico “Rivoluzione Civile”.

Il desiderio di un bipolarismo, sullo stile americano, ostentato numerose volte dall’apparato dirigenziale dei maggiori partiti italiani,non può attecchire in un paese come il nostro, ma soprattutto in questo continente europeo, che vede in misura maggiore la persistenza di schieramenti agli estremi ,o leggermente differenti, rispetto a quelli canonici nella nostra ed in ogni realtà nazionale. Il bipolarismo, a cui aspirano i maggiori schieramenti europei e della politica nostrana, difficilmente può essere messo in atto in realtà territoriali socialmente,economicamente e storicamente diverse. Su queste basi è impensabile e resta soltanto un ennesimo appunto su cui costruire mendaci campagne elettorali.


Cibal

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