La Wishlist Elettorale

Ogni campagna elettorale che si rispetti, è costruita sul linguaggio. Il linguaggio non è nient’ altro che un insieme di codici simbolici attraverso i quali le persone comunicano, ovviamente la piena comunicazione accade quando condividono una stessa tipologia di codici. In ogni campagna elettorale, e più in generale in politica, l’uso di questi codici ed il contesto in cui vengono utilizzati determina ciò che noi chiamiamo “consenso“. Se hai il consenso, hai i voti; se hai i voti, più dei tuoi avversari, governi.
Sono numerosi gli strumenti da poter utilizzare per ottenere consenso. I regimi totalitari sono l’esempio lampante di come “la propaganda” influisca particolarmente sull’ideologia, e quindi sul pensiero comune\visione del mondo con il conseguente assoggettamento delle masse. Pensiamo a questo ventennio appena trascorso, dove in maniera abbastanza marcata il mezzo televisivo ha rappresentato, soprattutto per Silvio Berlusconi, lo strumento attraverso il quale perpetuare la propria immagine di “self made man” e quindi il conseguente accrescimento della propria visibilità.
La comunicazione politica si accende sempre in prossimità delle elezioni e quindi nelle campagne elettorali che imperversano nel nostro paese. La politica moderna ha legato la sua “sostanza” a ricette in pillole da prescrivere a qualche sognatore, semmai ancora ne esistesse uno; nelle pillole si raccolgono la maggior parte della wishlist degli elettori. La wishlist non è nient’altro che la lista dei desideri degli elettori, che puntualmente, in ogni campagna elettorale è quella più ambita dai leader dei vari schieramenti politici. Nei salotti di ogni talk show,nei microfoni di ogni stazione radio, nelle pagine di ogni giornale si costruisce,nemmeno con tanta fatica, questa lunghissima lista dei desideri. In Politica vince chi sa catturare l’attenzione della popolazione con frasi dirette che esemplificano i desideri più reconditi degli stessi individui, che si recheranno nelle urne elettorali.

Al primo posto della Wishlist degli elettori troviamo sicuramente, il tanto agognato abbassamento delle tasse. In genere l’abbassamento delle tasse (così dicono, n.d.a.) è prerogativa della destra, mentre (così dicono,n.d.a.) la sinistra vuole sempre l’innalzamento delle tasse. In ogni campagna elettorale, i ruoli s’invertono,continuamente, e si assiste a numerose aste al ribasso, dove chi offre di meno, vince la sfida comunicativa. L’abbassamento delle tasse, per ovvie ragioni di equilibrio dei conti dello stato, è legato inscindibilmente al taglio della spesa pubblica, non è pensabile (per molti economisti, n.d.a.) abbassare le tasse con un peso, in termini economici, elevato della spesa pubblica, perché questo comporterebbe un aumento elevato del deficit pubblico, cioè il superamento del livello della spesa rispetto al livello relativo alle entrate( ma per altri invece l’abbassamento delle tasse rappresenta proprio lo strumento attraverso il quale si può abbassare la spesa pubblica, ma questa è una diatriba tra scuole di pensiero).

Al secondo posto c’è solitario, ed abbastanza prevedibilmente, il lavoro. Questo sconosciuto nel nostro paese. Il lavoro è apartitico, sia la destra che la sinistra si contendono la presenza di quest’elemento nella loro wishlist ma nessuno degli schieramenti riesce ad imporre misure “rivoluzionarie” in termini di occupabilità. Il lavoro è un carattere costitutivo della nostra nazione (e dell’intera umanità , n.d.a.), non a caso il primo articolo della nostra Costituzione cita :” L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro“, ma è palese l’assenza strutturale del lavoro nei meccanismi sociali ed economici della nostra nazione. Il lavoro è ben oltre un mezzo di semplice sussistenza, per questo si cita spesso la frase : “il lavoro nobilita l’uomo”. Essa effettivamente sottolinea il carattere di identità insito nel concetto di Lavoro, attraverso cui l’essere umano diventa pienamente sè stesso, contribuisce alla produzione piena, contribuisce alla ricchezza del proprio paese conciliandola poi con l’interesse personale dell’arricchimento,in termini di possibilità di emergere, familiare. Purtroppo nessuno schieramento, per quanto riguarda la generazione di cui faccio parte,a malincuore, ha saputo dare in quest’ultimo ventennio una programmazione adeguata per la sopravvivenza delle generazioni che verranno, che si vedono relegate sempre più nel limbo degli equilibristi. Non è nuova alla nostra generazione, la conciliazione, l’associazione tra due parole che si contraddistinguono per appartenere a due sfere sostanzialmente diverse: Il precariato da una parte, ed il Lavoro dall’altra.

Al terzo posto sicuramente incontriamo la problematica legata al comparto previdenziale\pensionistico. Ovviamente fino alla comparsa sulla scena politica del tanto osteggiato governo dei tecnici, in Italia l’argomento “pensioni” era un argomento tabù. Che ,nella nostra nazione, ci siano state persone che hanno beneficiato della pensione senza merito alcuno( i baby pensionati, i pensionati d’oro, i falsi invalidi per citarne alcuni) utilizzando legittimamente (baby pensionati e pensionati d’oro, n.d.a.) palesi lacune di equità della precedente riforma pensionistica è un dato ormai appurato. Il problema semmai si realizza nel momento in cui, a dover pagare per quei benefici, erroneamente concessi dalla macchina dello Stato, sono persone che hanno maturato, con merito, il diritto di andare in pensione dopo anni di sacrifici, e che ovviamente dopo l’attuazione della Riforma Fornero, si vedono scippare quei diritti con la comparsa dei relativi problemi esistenziali,mentali,economici e inevitabilmente sociali. Non a caso quando parli di Elsa Fornero, l’ex ministro del lavoro e delle politiche sociali, pensi al caso Esodati, che inevitabilmente ed indissolubilmente si collegano ai problemi delle tasse e del lavoro ma l’argomento rischierebbe di prendere una piega infinita.

Ovviamente questa wishlist che ho cercato di trattare,non troppo specificatamente, è solo il sunto dei desideri principali dell’elettorato degli ultimi anni. La lista è davvero lunga e non tocca soltanto argomenti evidenziati dai media, basti pensare alla green economy, all’agricoltura bio, all’utilizzo delle risorse pulite, alla riconversione delle vecchie aziende, etc etc. In questo articolo ho cercato di evidenziare quelli che mi sembrano le questioni di prima fascia, quelle che insomma interessano maggiormente l’elettore medio italiano.

Cibal

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