Considerazioni sul futuro che ci aspetta

Mancano appena poche ore alla chiusura dei seggi elettorali che decreteranno se i vincitori avranno una maggioranza di preferenze per poter governare “tranquillamente” il nostro paese. Tutta la pressione mediatica per qualche giorno è stata stemperata fortunatamente dall’intrusione serena del nostrano Festival di Sanremo, che ha spostato la già greve attenzione verso altri palchi.

Possiamo dire di essere ad appena poche ore dal nostro futuro prossimo?

Il flusso di informazioni, derivante in maniera abbondante da ogni programma elettorale, ci mostra come il nostro futuro prossimo sarà sicuramente, probabilmente per grazia ricevuta, benevolo rispetto al presente in cui viviamo. Numerosi sono i richiami( in ogni statuto partitico) a punti solidi di ogni moderno welfare state come l’abbassamento del livello di disoccupazione (soprattutto quella giovanile, con i massimi storici in Italia), rielaborazione dei sistemi pensionistici in maniera più oculata, riduzione del peso tributario ( il più alto della zona Euro). Possiamo aspettarci un radicale cambiamento rispetto al passato, e dovrebbe essere auspicabile viste le numerose volte in cui il passato appena trascorso è stato utilizzato come modello di paragone in negativo. Ogni volta,infatti, da tutti gli schieramenti politici il lasso di tempo appena trascorso, è utilizzato per richiamare un nuovo corso, appunto diverso da quello appena passato. La cosa evidentemente fa sorridere perché in questi ultimi 20 anni, in cui c’è stata la maggioranza dei governi da parte di una sola componente politica, questo stesso schieramento ha fatto propria questa propensione di rivolgersi al passato come ad uno spazio temporale tanto lontano e non riempito politicamente dalle sue stesse manovre, cosa che invece è utilizzata, in maniera più giustificata, dall’opposta componente politica.
È quindi normale percepire come lontana una politica che si incensa spesso e volentieri, modificando palesemente la percezione della realtà; non bisogna però fare alcuna distinzione tra le parti in gioco, anche perché nel momento in cui una componente politica al governo si dimostra inopportuna, incapace, spetta all’altra componente organizzarsi per poter rappresentare una valida alternativa alle inefficienze della sua controparte, cosa che non si è mai avuta in questi ultimi vent’anni, qui in Italia. Il merito quindi della componente di centro-destra, va anche ricercato nell’evidente de-merito della componente di centro-sinistra, che nonostante i numerosi assist mediatici concessi dagli esponenti del centro-destra non ha saputo mai trarre i vantaggi necessari a superarli in moralità e credibilità politica. Il problema di questo paese è che ancora non riesce a scrollarsi di dosso quelle parole che nonostante tutto, rappresentano una fetta abbastanza ampia di questo paese profondamente diverso. Parole come Clientelismo,Lassismo,Corruzione,Evasione Fiscale,Omertà,Conflitto d’interessi che sono irrimediabilmente endemiche nel nostro paese e lo saranno ancora per molto tempo, fino a quando non ci sarà una rivoluzione culturale che permetterà alle nuove generazioni di tramutare quella rabbia che la connota, in uno strumento rigoroso che ricerchi ad ogni livello sociale,economico e politico una Qualità Totale. Solo partendo da questi presupposti è possibile ri-scrivere,ri-editare un nuovo modello di democrazia , differente dal passato, che muova dal sinergismo tra azione e principi, muovendo dal principio e sfociando nell’azione o viceversa, un continuo incrocio tra principio ed azione, tra agire e norme. Il problema non è la scarsa efficacia della nostra Costituzione, il problema sono gli individui che si dimostrano inclini a non rispettarla. Nel momento in cui la nostra cultura civica, così come definita da Verba ed Almond in “The Civic Culture“, sarà mutata radicalmente e messa a disposizione di tutta la collettività, si potrà parlare di Nazione, di Stato, e perché no di Europa.

 

Cibal

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