Considerazioni sulla Questione Meridionale

L’espressione questione meridionale venne usata per la prima volta nel 1873 dal deputato Antonio Billia sostenendo di assistere ad una disparità ,in termini di condizioni economiche, di un Mezzogiorno d’Italia rispetto alle zone settentrionali del nostro paese.
La storia del nostro paese ci ha sempre mostrato un Meridione continuamente offeso,violentato,disprezzato da un Settentrione,che si è sempre ritagliato un ruolo da protagonista sotto ogni aspetto.
L’unità d’Italia, avvenuta nel 17 marzo del 1861, sancì l’annessione dell’allora Regno delle Due Sicilie, al novizio Stato Italiano, dopo essere stato “liberato” dalla monarchia Borbonica, per opera delle giubbe rosse garibaldine, che misero a ferro e fuoco il Meridione.
Subito dopo l’annessione del Regno delle Due Sicilie e dello Stato Pontificio, si acconsentì a conformare il sistema burocratico centralizzato vigente già nel Piemonte alle zone appena annesse. Questo causò le prime avvisaglie di un lento e graduale rallentamento in termini di sviluppo,industriale ed economico, del territorio del mezzogiorno d’ Italia.
Nonostante le numerose volte in cui “Il risanamento del Mezzogiorno d’Italia” era un argomento al centro della disputa elettorale e rappresentava il perno su cui erano costruite numerose campagne elettorali, non si è mai arrivati ad una profonda ristrutturazione del comparto industriale ed economico, nonché sociale , delle zone meridionali della nostra penisola.
La storia però, quella che difficilmente si ricorda, racconta di un territorio ricco di risorse da utilizzare e che è stato più volte ingannato\sfruttato dalle mire colonio-imprenditoriali del Settentrione d’Italia.
Sono numerosi i partiti politici, chi più e chi meno, che hanno imperniato i loro propositi di governo su temi come il risanamento territoriale e dei servizi dell’area più depressa d’Italia, oppure chi ha incentrato il proprio programma\statuto sull’esaltazione delle proprie terre nordiche a discapito delle regioni del sud, oppure sul federalismo fiscale che, vista la situazione di oggettiva arretratezza del Sud, in termini di servizi e di comparto industriale, rispetto al Nord significherebbe un’ulteriore rallentamento, se non addirittura un collasso definitivo.
Se la questione meridionale,intesa come contingenza problematica, è aperta dal lontano 1873, un motivo ci dovrà pur essere. A partire dai primi anni del 1900 numerosi furono i politici\scrittori che s’interessarono profondamente al risanamento ed alle motivazioni del degrado delle zone meridionali. Uno su tutti sicuramente fu Gaetano Salvemini, socialista meridionalista antifascista, fermo oppositore delle politiche rigide dello stato centrale volte a reprimere ogni forma di dissenso nei confronti dei cittadini meridionali . Nella sua Questione Meridionale, lucidi scritti datati intorno al 1955, è chiaro il riconoscimento di arretratezza del meridione connesso a tre fattori coesistenti principali : lo Stato Accentratore (“che spende 9\10 delle sue entrate per pagare i debiti che contrae”,nota di Salvemini,) , la politica tributaria per niente equa nei confronti del Meridione, il persistere di una struttura sociale semi-feudale nelle zone meridionali italiane.
Era il 1955, l’anno della pubblicazione degli scritti, ma alcuni sono risalenti ad anni prima, soprattutto i riferimenti, ed ancora oggi sommariamente, se anche volessimo forzatamente eliminare i tre fattori enucleati da Salvemini, i problemi rimangono anzi se ne sono aggiunti ancora altri . Eppure sono passati tantissimi anni, i millantatori sulla storia del meridione sono rimasti, gli sfruttatori anche, i lacchè sono aumentati, è ridotta ai minimi termini la possibilità di mutare il presente per poter un giorno rasserenare il futuro, anche perché basterebbe dare uno sguardo alle elezioni degli ultimi dieci anni dove persone residenti al sud, votano ex professo i partiti che vogliono,desiderano un Sud umiliato e lasciato al proprio destino. Sembrerebbe un controsenso, eppure è proprio così.
Come se la vittima avendo piena coscienza delle conseguenze delle proprie azioni, solo per il gusto di soffrire,di permettere al carnefice di calpestarlo,di umiliarlo, elogiasse sfacciatamente l’agire del proprio boia che ad intervalli regolari continua ad arrecargli pene atroci.

Cibal

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