Quel pomeriggio di un giorno “non proprio” da cani


Oggi doveva essere il giorno del cambiamento storico
, il giorno della svolta ed invece il tutto si è trasformato in un flop non preannunciato e quindi in una figura poco gratificante per chi si era assunto la responsabilità storica delle sue decisioni.
Dopo aver alcuni in suo seno, in maniera giustificata, respinto  al mittente il tentativo di accordo tra le forze del centrosinistra, rappresentate dal Partito Democratico, e le forze del centrodestra, con il Popolo della Libertà, con l’elezione fallita dell’ex presidente del Senato Franco Marini,il Partito Democratico, riunito a festa nell’odierna assemblea aveva all’unanimità candidato alle elezioni al Colle, l’unico nome che per ben due volte ha battuto Berlusconi alle elezioni. Romano Prodi ha rinsaldato, come nei suoi due precedenti ritorni, l’unità di un partito mai nato, e guidato in maniera incauta da una dirigenza abbagliata dalle prospettive di governo; chiamato in causa dal Mali per rappresentare il Partito Democratico ,dopo il suffragio unanime alla sua candidatura, ha sbattuto contro il muro dei voti annunciati ma poi ritirati scelleratamente. Infatti per l’elezione di Prodi mancavano all’appello 101 voti, sicuramente appartenenti all’area del Partito Democratico, perchè subodorando un probabile agguato “democratico” la componente di Sinistra Ecologia e Libertà ha votato espressamente ed in blocco per R.Prodi, sottolineando la differenza grammaticale nella preferenza.
Intanto pochi minuti fa, il segretario Pierluigi Bersani ha rassegnato le dimissioni, appalesando la crisi strutturale che attraversa il Partito Democratico in quest’ultimo anno, ovviamente alimentata anche dalle numerose uscite infelici del giovinetto scapestrato Matteo Renzi, il sindaco di Firenze, che più volte dopo la sconfitta alle primarie, nonostante l’indicazione di non voler fare ostruzionismo nei confronti del vincitore Bersani, ha minato la presunta solidità carismatica del suo segretario.
Ora resta da vedere se domani ci sarà un colpo di reni almeno da quel che rimane di sinistra del Partito Democratico, convogliando i voti verso il candidato del Movimento 5 Stelle, Stefano Rodotà, che nella sua persona rappresenta la sinistra troppo spesso ripudiata proprio dal PD.

Gli uomini passano, le istituzioni rimangono, come le idee e trasmettono quel senso di solidità e fiducia di cui ha bisogno questa nostra nazione. Stiamo fallendo come paese non economicamente, non politicamente ma come identità, stiamo perdendo un’identità perchè probabilmente non abbiamo mai preteso di averne una ed una sola, unica.

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Lorenzo Manara

Scrittore di romanzi con il cassetto pieno.

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