La spallata del segretario al governo : premeditazione o cambiamento?

 

La riserva è stata sciolta ed il Partito Democratico ha deciso. Alla direzione del partito, il voto unanime della base ha decretato l’abbandono del sostegno all’ormai ex premier Enrico Letta, con 136 voti favorevoli si è appoggiata la mozione Renzi, che ha richiesto una svolta per il paese, a partire dal rimpasto governativo.
Nonostante alcune dichiarazione, tra le quali quella di Civati, chiaramente contrarie alla linea del neo segretario, che da un giorno all’altro ha deciso che fosse giunto il momento della sterzata decisiva nella guida del partito chiedendo la testa di Letta, il risultato della votazione gli ha dato ragione.
Senza una linea ben precisa e senza alcuna motivazione chiara e palesata, Renzi ha deciso.
La base ha seguito la linea intransigente del segretario, ricusando chi appena un giorno prima era l’emblema e l’orgoglio del Partito, appunto l’oramai dimissionario Enrico Letta.

Le ragioni di questa scelta repentina probabilmente vanno ricercate nella volontà di Renzi di cambiare radicalmente, secondo il suo punto di vista, la marcia di questo governo.
I problemi principali, e le relative conseguenze di questa scelta però, non si possono facilmente evitare.

Innanzitutto il primo sgarbo del sindaco di Firenze al “manifesto” presentato e palesemente “venduto” a partire dalla sua prima campagna elettorale , perpetrato ai danni di chi credeva in un uomo politico diverso dai suoi predecessori, è stato fatto nel momento in cui il sedicente rottamatore ha incontrato, non il leader di una compagine di opposizione, ma un uomo politico aggrappato in tutti i modi ancora alla politica nostrana seppur condannato in terzo grado per un reato decisamente vile come la frode fiscale.
Non a caso buona parte della direzione del Partito Democratico, non contando chi lo ha sempre difeso a spada tratta nonostante tutto, si è dovuta barcamenare in qualsiasi modo per evitare una debacle verso i propri elettori, quasi certi di non vedere per l’ennesima volta un Berlusconi riabilitato alla Politica che conta da parte del proprio partito. Purtroppo poi non accontentati proprio da questo incontro.

Il secondo grave sgarbo invece è nel merito dell’incontro. L’esigenza di una legge elettorale per ridare un senso e governabilità dopo le elezioni suonava più come un concordato vecchio stampo, sempre in politichese, quello che il segretario Renzi disprezzava prima di farsi votare.
Eppure in due giorni ha deciso di assumersi la responsabilità storica della ri-edizione del Porcellum, travestito da legge elettorale completamente diversa, proprio con l’artefice di quella legge anti costituzionale, quindi decretando di fatti, la genuflessione del suo partito alle logiche utilitaristiche dell’ormai ovvio Berlusconi.

La speranza e l’auspicio di tutti gli elettori di centro-sinistra probabilmente è quella di non aver dovuto assistere per l’ennesima volta alla premeditazione di questa spallata al governo, nell’intento di smantellare definitivamente il moribondo PD e di voler emarginare il Movimento 5 Stelle nel caso di una imminente tornata elettorale.
Questa scelta però non può non dare manforte ad una probabile visione berlusconiana sulla base di una rivincita politica verso chi si è sottratto al suo partito unico, dopo la sua condanna, nonostante rappresentasse il prodotto e l’invenzione di Berlusconi, cioè il vice ministro Angelino Alfano.
Anche se un’altra plausibile visione vedrebbe la scissione del “Nuovo Centrodestra“, più che altro come un’azione di facciata, per mantenere la credibilità di una porzione di quei rappresentanti politici per il momento e quindi poi nelle prossime elezioni correre nuovamente assieme, abbracciati come sempre.
Questa è probabilmente una scena più consona e comune nel nostro paese, che dal 1990 in poi non ha mai conosciuto una parvenza di stabilità politica, dirigendosi sempre negli anfratti della mediocrità politica, economica e sociale.

“Il problema è che a pensar male degli altri si fa peccato ma spesso ci si indovina.”

Cibal

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