La morte del calcio italiano in diretta. Disinformazione, strumentalizzazione e cattiva organizzazione di un evento sportivo. Di chi è la colpa?

È una serata come tante altre, una serata all’insegna dello sport. A scontrarsi non sono opposte fazioni ma semplicemente avversari come altri, come ogni “benedetta” Domenica, ma che stavolta giocano per quella Coppa tanto, troppo agognata.
Ad un tratto una notizia lacera la tranquillità, una notizia non come le altre, una notizia pesante, che deve essere presa con le pinze perché potrebbe compromettere un’intera giornata: un tifoso napoletano ferito dopo uno scontro a fuoco.
Il risultato è quello di sempre. Frenetico tam tam da una testata all’altra, con in mezzo qualche smentita della prefettura, qualche accenno a bollettini medici, qualche riscontro giornalistico e la frittata è fatta. Certezze non ci sono, anche se la deontologia della professione dice tutt’altro, cioè di diffondere ciò che è certo e non provare a ricostruire un contesto e venderlo per vero.
Dall’altra parte il senso comune. Quella cattiva logica dell’associazione di idee sulla base della fiducia della professione. Se chiedo ad un meccanico qual è il problema della macchina, mi fido dell’esito perché impossibilitato a confutare quella valutazione. Così per un medico, e così anche per il giornalista. Ma il meccanico è responsabilizzato dalla possibilità di procurare un danno, sa che se sbaglia, dopo rischia di danneggiare qualcuno. Così il medico ma non così il giornalista.
Allora va in scena un altro spettacolo, quello del senso comune legato al tifo poco razionale e troppo ancorato al mondo criminale. La frittata però ha bisogno del tocco finale : Napoletano caduto in un agguato per mano romanista. Rullo di tamburi ed attesa della reazione, che non si fa attendere come sempre e come sempre innescata su basi terribilmente parziali. Non posso spiegare l’evento senza aver spiegato per filo e per segno cosa ha portato a quell’evento, altrimenti sarebbe raccontare solo una parte di quella realtà, cioè la parte che fa più scalpore, la parte di cui si ciba il senso comune, quella del fegato piuttosto che quella del cervello.
Non dico che la notizia fosse falsa o che non meritasse attenzione ma che sulle prime non bisogna di certo creare un contesto che difatti racconta una parte di come si sono svolti i fatti. I riscontri li fanno i testimoni, visivi sicuramente, ed una cosa è certa, come è possibile che nessun agente si sia trovato nel percorso che porta allo stadio? Come è possibile che persone armate si siano mosse tranquillamente nei pressi dello stadio? La cosa che però ancora non comprendo è perché sia sempre così difficile gestire eventi di questa portata? Ogni tifoso italiano sa che sommariamente ci sono delle tifoserie che dovrebbero evitare ogni contatto ed allora, una volta appurato che due tifoserie come quella napoletana e quella fiorentina non erano in pericolo di degenerazione, mentre quella romanista con quella napoletana sì, perchè non si è destinato il grosso degli agenti alla sicurezza dei percorsi che portavano allo stadio? Perchè ogni volta dobbiamo dare l’occasione ai facinorosi di mostrare al mondo intero l’incompetenza organizzativa “italiana”?

Un’attenzione particolare però bisogna destinarla anche allo spettacolo “Osceno” messo in atto all’interno dello Stadio.
Al di là dell’uso improprio delle prime pagine di oggi, che difatti hanno dato maggior rilievo alla scena dell’ormai celebre “Genny a’ Carogna”, piuttosto che dell’accaduto che ha generato tutti questi eventi che hanno arricchito ulteriormente l’apocalittico quadro, mi vorrei soffermare sulla capacità di questi elementi di prendere il pieno controllo di una manifestazione sportiva. Le mie domande quindi sono : ma come è possibile che elementi così poco raccomandabili possano entrare tranquillamente in uno stadio? Ma la famosa tessera del tifoso, che dovrebbe tenere alla larga questi facinorosi, dopo questo spettacolo, può essere finalmente messa in discussione?
Ma davvero si aveva necessità di questo evento per capire che nel cuore di ogni tifoseria italiana c’è una strana connessione che lega criminalità e tifo violento? Ma davvero l’immagine del capo ultrà che chiede la libertà per un altro ultrà, condannato per omicidio, finalmente ci può aprire gli occhi sul marcio presente nello sport?
Se tutto questo potesse essere usato come viatico per una progettualità politica riguardo a questi temi, dovremmo allora davvero ringraziare “a’ Carogna” per questo spettacolo, perchè davvero ha indotto un cambiamento ma come spesso accade, finita la partita, finisce anche lo spettacolo, ed in Italia ci si accorge dei problemi, che sono già sotto gli occhi di tutti, solo quando un evento “fuori dal comune” urta la sensibilità degli spettatori, ma poi quando tutto torna alla calma, si continua ad ignorare la necessità, imperitura nel nostro paese, del cambiamento.

 

Cibal

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