Parole allo specchio…

 

 

E’ davvero difficile descrivermi, o in parte raccontare me stesso attraverso questo blog e la mia voglia incessante di scrivere. Non ho mai amato parlare molto di me eppure tanto tempo fa accadeva sovente di parlare della mia vita in questi fogli virtuali che si trasformavano rapidamente nel miglior confessionale, un pò per sfogo ed un pò per parlare con chi avrebbe intuito ciò che spesso e volentieri ero abituato a reprimere al mio interno, pensieri, idee, preoccupazioni e sogni.
Col tempo poi, la mia vita è cambiata, e come spesso accade di conseguenza si cambia, lei ti cambia o sei tu a cambiarla, cercando nuovi stimoli e nuove avventure, ti leghi a persone nuove, oppure a ricordi che lentamente poi ti abbandonano oppure ritornano e ti travolgono ulteriormente, più di prima.
Ho sempre sentito sulla mia pelle l’insoddisfazione per una vita vissuta lontano dai riflettori della mondanità, ho sempre cercato di estraniarmi da un contesto che non sentivo mai mio, un contesto fatto di sensazioni oppresse, di parole a metà, ferme sulle labbra dal filo invisibile della moralità comune.
Sono cresciuto facendomi compagnia con la solitudine che sentivo crescere in me ma cresceva di rimando anche la vergogna per la mia diversità e quel mondo che costruivo a fatica ed in cui avrei tanto voluto vivere. Lasciavo, e lascio ancora, tutto il resto fuori dalla porta della mia realtà, mi difendo ed assalgo ogni angolo di tranquillità per farlo mio.
Scrivevo, ed ancora scrivo, per dar sfogo alla sensazione di inermità che mi assale ogni volta che cerco di comprendere tutto quello che mi circonda. La fretta insipiente dei miei simili, feroci di riempire il loro tempo, organizzando anche il più insensato evento, senza lasciare che si assapori anche un semplice “Ciao” in un piovoso pomeriggio di ottobre.
Sin da piccolo, ho amato osservare, distinguendolo nella pratica dalla semplice visione. La mia specialità, le persone, in ogni loro aggregazione, in solitudine ed in gruppo, nella felicità profonda e nell’amara tristezza dei loro giorni. Entravo nelle loro azioni, quotidiane e non, semplicemente muovendo i miei occhi su ciò che a loro stessi sfuggiva. Volti sconosciuti e stanchi tra altri mille che niente mi nascondevano, mani assetate dell’aria che non sfioravano perchè da troppo tempo chiuse in tasche ermetiche, gambe che rapidamente si davano il cambio per raggiungere sogni che troppo spesso non si realizzavano.
Ero tutto questo, ancora prima di saperlo, di conoscere realmente chi avrei dovuto essere. Ero mille volte altre persone, ero milioni di volte me stesso ma non ne ero a conoscenza. Vivevo mille vite che avrei voluto veder realizzate, solo per il gusto di aver creato qualcosa di bello. Desideravo vivere sogni che quasi sempre vedevo infrangersi sul muro del pianto, cercando di raccogliere i cocci così da riutilizzarli per i sogni che di lì a poco sarebbero nati, facendo ricrescere in me la speranza che poco prima si era infranta.
Ho davvero sognato di vivere tante vite non mie, di essere persone che non ero io, allontanandomi da ciò che ero e da ciò che avrei voluto essere. Oggi lo so, più di prima, ma sono troppo lontano da questo corpo che a fatica mi trascino dietro. In ogni parola, in ogni pensiero trascendo questa mia finitezza, lacerando i confini di questo corpo insulso che ancora mi trattiene, ben saldo, a questo terreno.
Le mie domande hanno sempre superato, e di gran lunga, ogni risposta che riuscivo, e riesco, a trovare. Probabilmente nemmeno ero così interessato alle risposte, vaneggiando, com’ero e come sono, sulle varie possibilità del mondo. Crescendo ho capito che le domande rimangono mentre le risposte cambiano a seconda della nostra disposizione e del nostro orientamento nel guardare il mondo e le sue cose. Cominci ad intuire che tutto attorno a te si colora dei colori che preferisci in quel momento ed impari a dosare ogni sfumatura per cercare di adattare il tuo corpo, e spesso la tua anima, al contesto in cui vivi. Così quei sogni cambiano il sapore della tua realtà, facendoti assaporare anche ciò che prima ripudiavi perchè troppo stanco per scoprire cose che già in partenza non ti avrebbero emozionato. Poi troppo tardi ti rendi conto che non riuscivi ad afferrare niente di ciò che dopo molto tempo avresti afferrato senza batter ciglio, ogni attimo sfuggito alla tua azione fa crescere quei rimorsi di cui avresti fatto volentieri a meno, ma poi prendendo in giro te stesso pensi “che in fondo in tutto il mondo c’è gente con gli stessi tuoi problemi(cit.)”.

Lieto di raccontarvi di me, di ciò che sono e di ciò che ero e di ciò che potrei essere, ogni tanto.

 

 

 

Cibal

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