Archivi categoria: Frasi

Il senso invisibile agli occhi…

​I ricordi affollano la mente, mentre la sera scende in silenzio ed un leggero vento solletica la mia pelle timidamente. Solo quando la mia mente è più debole delle altre volte accade. Forse troppo spesso, ma quando accade non ho nessuna paura. Così quando la musica parte ed inonda tutto il mio corpo mi lascio andare, mi lascio travolgere dalla vita appena lasciata alle spalle. Emozioni e sensazioni che credevo di aver dimenticato lentamente riaffiorano, portando con loro i volti, gli odori, le immagini di chi mi ha sempre accompagnato in questo percorso che è la vita. Erano nascosti, sotto chili di nuovi e più freschi ricordi mentre continuavo a cadere in scacco sotto i colpi tenaci dell’abitudine. No, non dimentico. Lo so per certo. Quei sorrisi della presenza che poi magicamente si trasformano in lacrime per l’assenza, di questo siamo fatti noi, che sopravviviamo sotto il peso dei ricordi e sotto il peso di quel futuro che avrà prima o poi una fine. Ci lasciamo sopraffare da quei ricordi per aggrapparci ancora una volta alla vita, sperando che l’abitudine che viviamo ora duri per sempre perché non ci sentiamo pronti ad abbandonarla o ad essere abbandonati. Troppe volte cediamo alla tentazione di vederci come tutti gli altri, di essere negli altri noi stessi per osservarci profondamente come nessuno mai ha potuto fare: guardarci, guardare il nostro corpo con occhi diversi sapendo di poter leggere anche dentro il corpo che abbiamo dinanzi agli occhi, il nostro.

                                                                            

                                                                            Cibal

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L’elogio della parola

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C’era una volta un bambino ed il suo mondo.
Non sapeva far molto ma aveva un potere che negli altri stentava a trovare. Riusciva ad immaginare.
Sognava un mondo diverso da quello che lo circondava e sapeva raccontare.
Spesso pensava di esser diverso, forse troppo, perché non riusciva mai ad abbandonare quella coscienza che come un macigno lo seguiva ogni volta, ad ogni passo. Ogni volta si addormentava nella speranza di svegliarsi finalmente guarito, come se quella fosse una malattia che non avesse una cura. Le lacrime incorniciavano i suoi sogni da quando quel giorno piovoso come tanti il suo respiro cominciò ad andare più veloce. Quei respiri affannosi scandivano un secondo orologio, sorpassavano i suoi ricordi che lenti restavano indietro. Nulla poteva, se non stringere le mani in pugni chiusi troppe volte ed andare avanti. Dipingeva la sua realtà mentre ogni sorriso abbandonava il suo dolce profilo.
Non aveva mai trovato un senso ai suoi pensieri, né tantomeno aveva mai provato l’ebbrezza di essere come tutti.

Aveva amato e tanto ma non riusciva più a provare emozioni, ancorando i suoi sentimenti a volti e corpi già dipinti da altri prima di lui. La vita scorreva troppo veloce, portando il mondo su una folle corsa, e lui rimaneva lì, a dare ospitalità ai suoi più profondi pensieri sull’esistenza. Risposte che mancavano a domande numerose ed incisive. Il suo corpo interveniva ma lui non lo comprendeva, spesso lo superava e non riusciva a fermarlo, chiedendosi in che modo avesse potuto rallentarlo.
Quel giorno era arrivato, ma lui non era pronto. Il filo su cui camminava spesso gli ricordò che senso avesse il suo respiro, e che la debolezza prima o poi sarebbe svanita. Lesse i suoi vecchi scritti, parole dimenticate nel tempo che gli fecero conoscere chi era e cosa stava facendo. Non era lì per un motivo ma per dare un motivo, un motivo a sé stesso. In quelle parole si riscoprì e nacque un’altra volta, questa volta più vecchio di prima.
Chiuse gli occhi, abbandonando i tristi pensieri al cuscino madido di speranze e sogni di un ieri pieno di paure.
Chi sono io si chiese, guardando nel buio dei suoi occhi, ed il vento rispose bussando alla finestra chiusa male. Quel vento feroce gli portò teneramente un foglio tra tanti.
Aprì gli occhi e lesse una sua frase che copriva tutto lo spazio bianco: “Non sei tu. Sei solo il sogno del tuo ieri che si trasforma. Non sei tu. Sei la voce del piano che cambia note. Sei tu. Non sei la malattia ma la cura. Sei il foglio che stai leggendo. Pensiero sparso da una matita.
Abbracciati, abbracciami.”
Pianse ed assaggiò ogni volta una parte di sé che lo abbandonava. Forse per sempre, forse mai.

 

                                                     Cibal


Noi, contenitori ermetici di anime celate agli occhi indiscreti.

 

Ho sempre pensato il tempo come una cosa difficilmente modificabile.
Negli occhi semplici ed ingenui di un bambino non assume alcuna forma, scorre semplicemente attimo dopo attimo senza una domanda.
Col passare degli anni quel bambino cresce, la semplicità si trasforma guardando la realtà attorno e quell’ingenuità si trasforma in consapevolezza. Guardi il tempo che scorre e pesi gli attimi ogni qual volta li guardi mentre fuggono più velocemente del solito. Il tempo assume la forma dei tuoi respiri, ora più rapidi, ora più lenti e ti accorgi che intorno c’è quel mondo che prima ignoravi. I capelli e quel viso più deciso ti raccontano la storia del tuo passato ma il tempo continua a scorrere e non si ferma. A nulla serve la forza che senti nelle mani perché sai profondamente che il tempo scandito dalle lancette dell’orologio non si può fermare e quindi cerchi di imparare ad usare quel tempo come non hai mai fatto prima. Gli attimi si susseguono secondo dopo secondo e ti accorgi del tempo che è volato senza aver voluto prestargli attenzione ed impari a riempirlo diversamente. La tua vita anche se ti sfugge rimane lì, è sempre stata lì ma tu non te ne sei mai accorto, e ripensi agli attimi ormai andati tra le pagine della tua storia che difficilmente rileggi, ti fermi e la tua mente si blocca ai ricordi, timide immagini di un film vissuto in terza persona.

Incontrerai lungo il tuo cammino molte persone. Alcune rimarranno sempre accanto a te, per abitudine e per amore, altre si allontaneranno facendo giusto un giro più lungo e poi torneranno leggermente diverse, o sarà la tua vita ad essere diversa. Altre invece si allontaneranno per sempre, a volte vittime sacrificali di una vita che nulla perdona, senza nemmeno avere la possibilità di costruire una vita diversa dal passato, il loro.
Tempo fa scrissi quanto la morte di qualcuno che hai accanto, o che senti vicino visceralmente, ti porti ad osservare la vita in modo differente. Quel mondo che ti circonda non è più lo stesso di prima e te ne accorgi profondamente quando guardi tutto ciò che ti circonda senza riuscire minimamente a cambiare il corso degli eventi. Senti scorrere la vita senza riuscire a fermarla per un secondo, ti lasci travolgere da ogni cosa senza riuscire ad arrivare al vero senso delle cose, diventi più cinico per l’esperienza che sai di aver accumulato a fatica. Ti senti una persona diversa, anche se ogni tanto i fantasmi del passato continuano a bussare alla tua mente tu continui a vivere come se non ci fosse un domani.
Pensi che la vita riservi sempre dietro l’angolo un qualcosa di diverso per te ed iniziano a aumentare le domande, i dubbi che ti assillano ogni giorno, dal risveglio alla sera. Quei dubbi ti insegnano che nulla è certo nella vita, che tutte le certezze costruite in anni di duro lavoro e sacrificio introspettivo possono in un attimo essere distrutte così da lasciarti nudo e crudo dinanzi ad un mondo tutto da ricostruire. C’è chi dice che la vita sia semplice, che basti la consapevolezza sul proprio essere a creare un percorso morbido fino alla fine dei nostri giorni, ma anche voi che leggete le mie considerazioni in questo blog, intuite che nulla di morbido possa esistere, soprattutto per noi che cerchiamo profondamente risposte complicate a ciò che altri dicono essere semplice.
Soluzioni a questa vita, piena di domande e con poche, pochissime risposte, non ci sono. L’unica alternativa è vivere con la consapevolezza che ogni cosa che appartiene, oppure no, alla nostra vita, non è una certezza, e le uniche risposte che dovremmo trovare non si trovano poi così distanti dal nostro corpo; basterebbe essenzialmente cercare dentro di noi, tra le profonde pieghe di quella che chiamano anima, quel mondo che ricerchiamo affannosamente lontano dai nostri sensi, come qualcosa che difficilmente potrebbe palesarsi dinanzi ai nostri occhi, senza intuire che è tutto racchiuso in noi, contenitori ermetici di anime celate agli occhi indiscreti.

Cibal


“Sui monti di pietra può nascere un fiore”

                                              

 

Sembrerebbe strano, tornare a scrivere ogni qual volta ho l’esigenza di esprimere determinati pensieri e non riuscire a farlo sempre, senza aspettare particolari situazioni in cui chiudo il mondo fuori e lascio che le mie mani scavino oltre il mio corpo. Eppure è proprio così che vanno le cose.
Scrivere non è difficile, ma nemmeno semplice, e quando ti trovi in determinati momenti della tua vita, tutto risulta più semplice sul piano della fantasia, sul piano della libertà creativa, un’incoerenza divina: tu soffri, emotivamente parlando, e riesci a dare il meglio di te.
Non ho mai amato parlare di me, anzi, qualche volta è capitato ma l’ho trovato sempre complicato.
In genere raccontare aneddoti, situazioni particolari ad una pletora mai sazia di particolari, mi ha messo sempre a disagio, come se non fossi mai stato capace di parlare di me in terza persona, come se non fossi mai riuscito a disegnare per gli altri la mia immagine, la mia descrizione minuziosa. Nel tentativo disperato di dare forma ai miei pensieri e tracciare così profondi i miei confini, mi rendevo conto che non sarei mai stato capace di concepire i miei limiti umani e davo mandato alla mia mente di superare la mia finitezza, e vi posso assicurare che ci sono sempre riuscito, a volte rasentando il mondo dei folli, partendo dalla sicurezza di una vita terrena fragile e molto spesso senza valori o fini. Così invece di trovare un modo per descrivermi, ho cercato in tutti i modi di descrivere il mondo in cui ero immerso e soprattutto il mondo che portavo dentro di me.
Ho raccontato le contraddizioni di un mondo che perdeva ogni volta la propria anima, svendendola per pochi spiccioli, ho descritto un mondo che correva veloce, troppo, lasciando indietro la maggior parte degli individui, vittime sacrificali della corsa al profitto; ho cercato in tutti i modi di essere uno dei pochi tra i tanti, un pubblico banditore che sperava di destare i dormienti in questa vita che lascia poco spazio all’immaginazione.
A volte ci sono riuscito, e tenevo per me un piccolo spazio per la soddisfazione personale, un gradino in più verso un orgoglio personale che stentava ad emergere, ma troppe volte ho fallito miseramente.
Ho fallito perchè ho sempre dato estrema fiducia all’equazione lacerante che mi portava a pensare che tutti in fondo hanno un lato buono nel proprio essere, una sorta di schema ontologico comune, tale per cui tutti i miei tentativi di descrivere un mondo pieno di difetti servissero a smuovere le coscienze di chi mi avrebbe letto, ed avrebbe letto tra le pagine bianche magari quell’inferno che aveva sempre temuto. L’inferno c’è sempre stato, in me e nel mondo che ho sempre descritto.
È passato davvero molto tempo, forse troppo, dalle ultime parole dato in pasto alla rete in questo blog e tornare nuovamente a pubblicare è una liberazione, una sensazione unica che mi fa lasciare alle spalle tutti i giorni contraddistinti da una pigrizia coatta, alimentata dalla profonda consapevolezza di non poter cambiare il mondo attraverso le parole. Mi sono rivisto troppe volte nelle immagini dell’intolleranza, della discriminazione, sentendo addosso il peso di quei vestiti sudici di razzismo, con il tentativo ancora più vile di ammantarli dell’ideologia della sopravvivenza, e non mi sono trovato a mio agio esclamando “Io so di non essere come loro”, pur stando fermo a crogiolarmi nella mia inerzia. Sono tornato perchè le parole, quelle che scrivo, quelle che penso, sono più forti e più resistenti di ogni vigliacca discriminazione, che nasce sempre da quell’incoerente sentimento di superiorità.
Dovevo comprenderlo, l’ho fatto. Ora sono qui.

 

 

Cibal


La musica dell’amore…


 

E poi quel suo bacio sussurrato alle labbra che faceva rumore nel cuore…

 


da Pensieriparole (link)

 

Cibal


Quello che rimane


Dopo tutte le parole, dopo tutti quei sospiri, c’è qualcosa che rimane e che non puoi di certo dimenticare.
Rimane quel battito del tuo cuore quando lei ti prova a sfiorare, e non lo puoi di certo controllare.
Un sorriso ai suoi occhi, anche quando ti fa arrabbiare.
Rimane il profumo dell’amore che dal suo corpo riesci a respirare, o il sapore di quei baci a cui non sai rinunciare.
Il tempo passa in fretta, ma tu non ti devi preoccupare, perché nella vita è l’amore a mostrare quello che rimane.


 

da PensieriParole <http://www.pensieriparole.it/frasi-per-ogni-occasione/diario/frase-250809>

 

Cibal


L’emozione di un attimo

Tramonto


Ecco quando i cuori si arrestano.

Là dove il freddo si ferma e si riscalda,

là dove le parole si abbracciano

incapaci di descrivere la bellezza di un tramonto.


da PensieriParole <http://www.pensieriparole.it/aforismi/frasi-natura/frase-236224?f=a:6315>

Cibal

 


Un attimo di luna


E tu che mi guardi da lassù mi domandi perché sto così, quaggiù.

Io ti osservo,
con gli occhi sempre più bagnati nel ricordo dei tempi ormai passati,

mi sorridi e ti allontani, sperando di rincontrarmi anche domani.


 

Cibal


Pensieri notturni

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Le mani, le sue mani, gli raccontavano una storia a cui non era abituato. Quel calore così tenero solcava le sue emozioni tagliando ogni suo pensiero come burro.
Quegli occhi erano il mondo in cui amava perdersi ogni volta senza troppe esitazioni, senza ripensamenti si lanciava anima e corpo in quello sguardo carico di immagini a cui sapeva di appartenere, nonostante tutto.

Le labbra, invece, erano di quel suo mondo le porte. Ora serrate profondamente gli impedivano di scoprire di più di ciò che già sapeva. Quando si aprirono, finalmente, lasciarono che un fragile suono, adatto alla sua minuta fisicità, si diffondesse nelle sue membra, abbracciando ogni porzione mai raggiungibile nemmeno dai tocchi voraci delle sue forti mani.


 


Cibal


Respiri di fantasia


È quando la sera scende che i sogni toccano la mente
per svegliarla dal torpore della realtà.


 

 

 

 

Cibal


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.. tu m’as donné ta boue et j’en ai fait de l’or.

Senti, mento.

Cambio più umore che mutande.

Lorenzo Manara

Scrittore di romanzi con il cassetto pieno.

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☆ Pensieri Sparsi di una Psicopatica ☆

●○•°La mia mente è un turbinio di parole sparse che cercano un senso°•○●

La notte porta consiglio

“Leggere è niente: il difficile è dimenticare ciò che si è letto” (Ennio Flaiano)

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