Archivi tag: amore

La musica dell’amore…


 

E poi quel suo bacio sussurrato alle labbra che faceva rumore nel cuore…

 


da Pensieriparole (link)

 

Cibal


Quello che rimane


Dopo tutte le parole, dopo tutti quei sospiri, c’è qualcosa che rimane e che non puoi di certo dimenticare.
Rimane quel battito del tuo cuore quando lei ti prova a sfiorare, e non lo puoi di certo controllare.
Un sorriso ai suoi occhi, anche quando ti fa arrabbiare.
Rimane il profumo dell’amore che dal suo corpo riesci a respirare, o il sapore di quei baci a cui non sai rinunciare.
Il tempo passa in fretta, ma tu non ti devi preoccupare, perché nella vita è l’amore a mostrare quello che rimane.


 

da PensieriParole <http://www.pensieriparole.it/frasi-per-ogni-occasione/diario/frase-250809>

 

Cibal


L’amore al tempo delle macchine

 

Ogni volta che imprimo i miei pensieri su questi fogli virtuali cerco sempre di farlo per attivare in chi legge la voglia di guardare al mondo con occhi diversi.

Su questo mondo siamo in tanti , tantissimi rispetto a molti anni fa ma nonostante questi numeri ognuno di noi ha un ruolo essenziale, anche molti di più, nell’arco della propria vita. Questo per evidenziare che ogni pensiero è sempre unico, ogni lettura di uno stesso fenomeno (non solo sociale) potrebbe essere simile ma mai uguale. Questo accade perché ognuno di noi, nonostante le mille influenze reciproche, associa idee ed ideologie come in una combinazione di numeri infiniti.
Il problema della modernità è sempre stata nell’offrire esagerato caos a chi viveva.
Introdurre poi la scienza anche nel campo dell’industria ha semplicemente portato a svuotare gli esseri umani di ogni componente che non sia razionale; individui trasformati giorno dopo giorno in soggetti sempre più simili ad automi.
Svuotare l’individuo è sempre stato l’intento subdolo della meccanicizzazione della produzione, poi trasportata di rimando nella società. La società dal canto suo ha cercato di difendersi come poteva, salvo poi constatare il monopolio della macchina in ogni nostra sfera, anche quella emozionale.

L’amore al tempo delle macchine è davvero stupefacente.
Non si ama più, e quando si ama lo si fa attraverso la mediazione di uno strumento fittizio, uno strumento che trasporta le emozioni, svuotandole della loro originaria “umanità” e le presenta come contenuti vuoti, omologati, interscambiabili ed utili per chiunque.
Le emozioni nella modernità sono liquide ed assumono la forma dei contenitori dove nascono. Sono metalliche, sono afone. Se il denaro è da sempre stato uno strumento di mediazione finanziaria, la tecnologia è lo strumento principe della mediazione emozionale.
Le emozioni corrono lungo i fili dell’alta velocità, trasportate da tastiere definite, da smartphone sempre più sofisticati, da fotocamere capaci di catturare ogni istante, salvandoli in una memoria meccanica, estirpando ogni senso in noi, che abbiamo lasciato sempre troppo spazio alle altre “cose”, capaci di assumere una parte di noi, e noi compiaciuti abbiamo lasciato che tutto si svolgesse tranquillamente, pensando che fosse una cosa positiva per il nostro essere “umani”, senza intuire che pian piano stavamo diventando macchine anche noi.

Sfruttiamo quei pochi momenti che ancora ci lascia la natura per respirare attimi tecnologici in ogni dove, alleniamo ogni muscolo del nostro corpo per abituarci alla tecnologia più profonda ed alla distruzione emozionale.
E così accade, molto velocemente, che ogni messaggio legato ad un qualsiasi fenomeno che dovrebbe scaturire in ogni centimetro del nostro corpo una reazione emozionale, ci lasci indifferenti. Guardiamo la morte in ogni angolo tecnologico e non, senza riuscire a provare un briciolo di compassione, guardiamo la povertà e l’esclusione sociale e non alziamo la voce, guardiamo la violenza prendere pieno possesso delle nostre facoltà e non alziamo la voce, guardiamo in silenzio i nostri simili esportare odio verso chi dovrebbe semplicemente ricevere il nostro sostegno ed il nostro conforto.

Siamo ciò che avevamo sempre voluto essere, ma non abbiamo mai valutato il prezzo che abbiamo dovuto pagare per tutto questo.

La gran parte delle persone che popolano questo pianeta in disfacimento, si rivolge sempre più spesso alla mediazione religiosa per ripulire la propria coscienza di ciò che siamo diventati, di ciò che è divenuto l’ambiente in cui siamo profondamente immersi. Ecco un’altra mediazione. La preghiera. Uno strumento tanto semplice quanto complesso. Preghiamo per la pace nel mondo, e creiamo guerra. Preghiamo per eliminare la fame nel mondo, e creiamo povertà. Preghiamo perchè un qualsiasi Dio aiuti le persone in difficoltà, e quando vediamo una persona in difficoltà non perdiamo tempo a girarci dall’altra parte. Riusciamo a delegare ad un essere divino, il nostro “essere umani”. Come per attestare la nostra inermità per cose generate dalla nostra stessa mano, e non dalla divina provvidenza.
Certo la povertà è Divina Provvidenza, certo la guerra è Divina Provvidenza, certo la fame nel mondo è Divina Provvidenza, certo il razzismo è Divina Provvidenza, certo i mille Olocausti sono Divina Provvidenza.

Ci siamo trasformati nel mostro contro cui ogni giorno inveiamo e cerchiamo di combattere, ma queste sono solo parole….

 

 

Cibal


Destino


Guarderai tante persone passarti accanto,

ti sfioreranno senza fare rumore,

ma solo una catturerà il tuo sguardo e toccherà il tuo cuore.


Cibal


Vivremo così, cercando un senso anche per voi : l’informazione, Pino Daniele e Napoli.

 

 

Sono giorni davvero tristi, questi.

È difficile spiegare il sentimento che ha legato Pino Daniele ai napoletani, e le manifestazioni di affetto nei confronti dell’artista napoletano sono la prova della grandezza di un popolo che spesso e volentieri viene dipinto con accezioni negative proprie della stampa, che più che descrivere la realtà, si basa sul senso comune, quello che noi, napoletani, conosciamo benissimo.
È inutile ogni volta ritradurre una contraddizione che spesso in sociologia veniva espressa nella condizione dei Neri americani, oppure dei colonizzati in terra d’Africa.
Una condizione che ancor oggi ci fa sentire stranieri in terra nostra, soprattutto perchè all’Unità d’Italia nel lontano, lontanissimo 1861, siamo stati difatti colonizzati in modo violento.

Rimarcare ogni volta quei pezzi misteriosi della storia del nostro paese, rischia continuamente di attivare processi di stigmatizzazione che portano semplicemente chi li attua ad essere considerato un eversivo, additandogli una presunta simpatia monarchica, senza comprendere che si può essere semplicemente desiderosi di verità senza essere monarchici.
Io non voglio, in nessun modo, perdere altro tempo a spiegare cosa è stata per il popolo del Sud, non solo napoletano, l’Unità d’Italia, nella sua espressione pragmatica e non ideologica, perchè si parla spesso del “si è fatta l’Italia” ma si maschera volontariamente il “come si è fatta l’Italia”. Quindi passiamoci sopra.

Non voglio invece passare sopra al continuo spreco di parole virtuali e parole “alluccate” che diventano prerogativa di una masnada di penne al saldo sabaudo, cercando ogni volta di rinvangare vecchie basi pregiudiziali verso il popolo a cui mi sento di appartenere, ed a cui apparteneva sicuramente Pino, non il Pino nazionale, ma proprio il Pino napoletano, partenopeo, che ancor prima di diventare fenomeno “nazionale” lo stesso faceva paura alla stuola di nordici, preoccupati dal loro continuo, ed ancora attuale, pericolo di “integrazione” mista al pericolo di “corruzione” etnica, che oggi, fortunatamente per noi a quanto pare, si è spostata sui poveri cristi che fuggono dalle guerre.
Sì perchè oggi l’Invasione, la paura di quell’Invasione ha loro come protagonisti. Prima eravamo noi i protagonisti di quelle frasi pittoresche ora son loro, domani torneremo di nuovo noi, state tranquilli.

Ed allora ogni volta ci tocca leggere, anche in occasione di un evento davvero infausto per noi napoletani, di essere troppo teatrali nella richiesta di un funerale sul nostro territorio, sulla richiesta di riportare tra noi quello che consideravamo il re di Napoli, il nuovo re, che aveva lasciato anzitempo il suo trono.
In genere, io che scrivo, cerco sempre di collegare alle mie conoscenze un minimo di analisi dei fatti senza farmi allettare dall’idea di inserire stereotipi e pregiudizi che avrebbero sicuramente da un lato il potere di trarre a me più consenso esterno ma dall’altro lato potrebbero inficiare sul nucleo delle mie considerazioni facendo rendere ciò che scrivo fortemente criticabile perchè poco “reale” e “scientifico”.

Così non accade per questi autori che oggi e pure domani, cercando la solita popolarità in relazione ad un evento “storico”, perchè Pino è la storia della musica italiana, non mancano di gettare fango su un’intera città collegata irriducibilmente ad un intero popolo.
Ora siamo nella patria della teatralità e non v’è alcun dubbio ma cosa c’entra l’affetto di un popolo ,che vuole tributare l’ultimo saluto ad un personaggio che è stato molto di più che un semplice artista, con la solita tiritera che si tende a spettacolarizzare il tutto nella nostra città?

E poi perchè corroborare ogni volta questa tesi col voler ostentare l’immagine di un Pino Daniele che viveva lontano da Napoli perchè “allontanatosi volontariamente dalla retorica della napoletanità“(cit.), oppure un Pino Daniele che avrebbe sicuramente preferito una cerimonia meno chiassosa(cit.)(evidentemente riescono a parlare anche con l’aldilà, n.d.a.), arrogandosi il potere della conoscenza di un Autore che era un mondo a sè stante ma indissolubilmente connesso alla realtà napoletana, e non come loro vogliono far credere , con quella che a noi Napoletani sembra sempre più una costrizione mediatica.
Allora a tante domande spesso noi napoletani non troviamo proprio risposte, noi che ci domandiamo perchè anche quando ostentiamo così tanto amore verso colui che consideriamo nostro figlio, nostro fratello, nostro padre, uno di famiglia, dobbiamo subire sempre un processo che affonda più che su reali nostre mancanze, che sono al pari di altri popoli, su componenti pregiudiziali di cui non si riesce proprio a fare a meno in questo maledetto paese. Un paese che non perde mai occasione di dimostrarsi sempre ostico nei confronti dell’aggregazione popolare, nei confronti di un popolo che non è in pace nemmeno quando, con amore, si riunisce tra le strade del proprio paese aggrappandosi alle tradizioni di un’identità che non verrà mai scalfita, proprio mai questo è sicuro, perchè sa che le uniche armi per difendersi dai pregiudizi di chi non ti conosce sono l’identità e l’unione.

 

Ti cercherò nelle giornate di sole, ti cercherò quando piove e quando schizzichea, ti cercherò accanto ai porti, davanti ad una tazza di caffè, quando guarderò il mare e sentirò il vento…sei e sarai sempre Vita.

Ciao Pino.

Cibal


Un sogno chiamato Amore…

 

 

 

Numerose volte ho guardato il cielo di nuvole ammantato
ed il mio pensiero, lucido e libero, spesso con una lacrima si è avviato.
Le luci che leggere si appoggiavano sul mare calmo e misterioso di Agosto
mi indicavano quale fosse il mio posto.
La mia mano timida cercava al mio cuor di dare conforto,
così trovò una rosea bocca,
come una barca che sicura rientra nel suo porto.

da PensieriParole <http://www.pensieriparole.it/racconti/personale/racconto-196455-1>


antea.r

.. tu m’as donné ta boue et j’en ai fait de l’or.

Senti, mento.

Cambio più umore che mutande.

Lorenzo Manara

Scrittore di romanzi con il cassetto pieno.

lestercromarty

The greatest WordPress.com site in all the land!

NIENTE PANICO

procedete guardinghi perché non conoscete il vero volto delle cose che vi circondano

Seidicente

Possiedo sogni e ragione

☆ Pensieri Sparsi di una Psicopatica ☆

●○•°La mia mente è un turbinio di parole sparse che cercano un senso°•○●

La notte porta consiglio

“Leggere è niente: il difficile è dimenticare ciò che si è letto” (Ennio Flaiano)

ASTEROIDI

Non è vero che ho la testa tra le nuvole, ce l'ho tra gli asteroidi.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: