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La legge del consenso: combattere la povertà a colpi di manganello. La destra ringrazia.

 

Ci sono alcune cose che davvero non concepisco, soprattutto quando si parla di genere umano. Non le concepisco ma le analizzo e posso tranquillamente sezionarle.

È chiaro che la bianchezza, quella pura, non quella acquisita che fa così tanto paura ai nostrani seguaci dei fasci scuri, divida il mondo in buoni e cattivi.
Ci sono i buoni, quelli che nonostante tutto hanno il diritto, in virtù del loro colore, anche di delinquere. Sono i bianchi, i conquistatori, i civilizzatori. Poi ci sono i cattivi, quelli non bianchi per intenderci. Quelli devono passare attraverso diverse fasi, ontologicamente parlando, per essere riconosciuti “non colpevoli”. Devono somigliare al bianco, in tutto e per tutto perché si sa, la civiltà sta solo da una parte e quella parte si chiama Occidente.

Ora, dopo i recenti fatti di Piazza dell’Indipendenza, tra l’altro fenomenale vedere come i “fasci blu” fossero dalla parte del “giusto” istituzionale e del senso comune in una piazza così chiamata, mi sembra chiara, anzi chiarissima, la volontà di togliere voti alla destra xenofoba.
Sì, perché ormai è abbastanza palese: il malcontento popolare che genera i semi dell’intolleranza e della xenofobia è inarrestabile.
Politicamente parlando non puoi mica parlare più di accoglienza ad un popolo sordo, che ormai riconosce il nemico in coloro i quali vivono peggio di lui, non puoi mica parlare di solidarietà se addirittura ad essere considerate criminali sono le ONG, Organizzazioni non governative che cercano in tutti i modi di salvare vite umane.
Per le prossime campagne elettorali questa non è per niente una buona cosa.
Per la politica dell’immigrazione, nella speranza di poter “governare i flussi”, manco fossero cavalli, manco fossero tori, si è scelto lo “sceriffo” Minniti che per risolvere il problema non ha fatto altro che allontanare il problema.
Vedi caro Minniti, se hai paura del buio e chiudi gli occhi, il buio rimane, non scompare. Devi accendere la luce od aspettare il giorno. Il buio è arrivato e tu hai costretto tutti quelli che volevano salvare vite umane a chiudere gli occhi.
Quindi si rincorre la destra per i voti, un governo che si professa democratico che picchia i rifugiati, picchia gli studenti, picchia i lavoratori; e quando la democrazia per parlare usa i manganelli, quando la democrazia per “imporsi” usa gli idranti, allora non è più democratica: è una democrazia fascista.

Ormai a parlare di solidarietà ed accoglienza è rimasto solo Francesco, il papa, omonimo di quel “poverello” che si spogliò di tutto pur di aiutare le persone in difficoltà.
Ormai basta leggere i commenti alle varie notizie riguardo gli stranieri, non tutti ovviamente perché quelli con i soldi non hanno problemi, per capire quanto si sia arrivati ad una situazione insostenibile, sia per il vivere comunitario sia per il rischio di un’esplosione dell’intolleranza profonda alimentata dai movimenti neofascisti e da partiti che fanno della lotta al nemico immaginario la loro unica linea politica.
Commenti beceri, commenti vergognosi, commenti che non hanno paura a scrivere, come se la realtà virtuale rappresentasse tutto ciò che in realtà non si può dire per paura di ritorsioni.
Si fa appello al Napalm, si spera in una pulizia etnica, si libera l’istinto, quello che in fondo si tratteneva da tempo e che solo ora si può liberare.

Allora il tempo sembra essere giunto, il tempo dell’azione e della reazione.

I fascisti son qui, tra noi, protetti, liberi di agire perché legittimati da un fare politico che si è ormai liberato dal fardello della solidarietà. Hanno chiuso gli occhi, loro, mentre il popolo sedotto dai richiami fascisti sputa odio su chi è considerato colpevole ma in fin dei conti non lo è. L’unica loro colpa è la povertà, è il loro colore, il loro non essere considerati uguali a tutti gli altri, il loro nascere in zone che storicamente devono essere e sono relegate ai confini dello stesso immaginario umano, sono nel culo del mondo, dopo che da quel culo è stato rubato tutto. Eh sì, la colpa è loro perché non rimangono al loro posto, il posto che i bianchi hanno assegnato loro ormai da tempo.

 

Cibal

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La degenerazione del regime Democratico: sovranità del popolo non fa rima con Democrazia.

 

Quando si parla di democrazia risulta davvero molto semplice richiamare un’idea per esemplificare questo concetto, ma in realtà questo è più difficile di quanto si pensi e trovarlo nella realtà è ancora più arduo.
In genere il concetto di democrazia è spesso associato ad un’idea distorta di società all’interno della quale dovrebbe regnare l’uguaglianza, la libertà, e la supremazia dei diritti, quelli inalienabili, quelli che non puoi scindere dall’idea di uomo, di essere umano, od essere vivente.
In realtà il concetto è molto distorto ed oggi trovare effettivamente il reale significato di democrazia in ogni stato “democratico”, quindi in ogni democrazia perfetta, è un compito alquanto arduo.
Volgendo l’attenzione, per esempio, verso tutti gli Stati che compongono il continente europeo( e non solo, n.d.a.) si potrebbe notare la supremazia, almeno etimologica, della parola democrazia accanto alla forma di governo presente (parlamentare,presidenziale etc, n.d.a.).
Questo spesso e volentieri non comporta una reale presenza di questo concetto negli Stati dove vige questa forma di governo.

La democrazia nella sua accezione più comune assume il significato di “governo del popolo” e questo accade direttamente con appunto, le forme di governo dirette. Oggi però questo concetto è usato erroneamente per indicare un alto grado di uguaglianza sociale che domina ogni porzione dello Stato retto sulla forma di governo democratica.

Ma quanto è giusta una Democrazia?
Analizzando sommariamente, per esempio, la nostra nazione, quanto potremmo esser sicuri di trovarci immersi in uno Stato veramente giusto?

Lo Stato non è nient’altro che un apparato politico-amministrativo che detiene per sé l’uso legittimo della forza per permettere l’attuazione degli ordinamenti. L’aggettivo “democratico” accanto alla parola Stato, però, capovolge il significato del singolo significato della parola Stato.
La scelta tra un ordinamento o l’altro, sociale e governativo, è sempre stata oggetto dei dibattiti nei secoli da parte dei teorici politici che si sono affannati nella ricerca di una soluzione, un compromesso che non permettesse un accentramento esclusivo del potere sovrano. Gli eventi storici hanno portato alla supremazia, nella maggior parte dei casi, dell’ordinamento repubblicano, che di per sè doveva nascere come ordinamento che permettesse una maggiore considerazione del popolo, nell’ambito delle decisioni, ma che limitava, difatti, anche la totalità del potere nelle mani delle masse.

Noi siamo nati assuefatti dal regime democratico, credendo difatti di essere nati in una nazione in cui i nostri diritti valgono di più dei privilegi di pochi, però poi crescendo si capisce che un conto è parlare di “uguaglianza tra i cittadini” ed un’altra cosa è parlare di Democrazia come associata a quel diritto.
Per comprendere pienamente il mio discorso basta volgere l’attenzione alla nostra nazione( a cui è stato associata la parola “Partitocrazia“, nda) e così capire che tutte le mie considerazioni si sono generate proprio dall’incoerenza della struttura democratica: per ben tre volte consecutive il “popolo”, quello che in una Democrazia doveva essere considerato il protagonista, non è stato chiamato in causa per “eleggere” i propri rappresentanti.
Eppure siamo ancora qui, a discutere tranquillamente come se niente fosse, senza riuscire a capire di aver difatti abdicato, di aver completamente lasciato che il nostro diritto di scelta si trasferisse direttamente nei “decisori” che, anche loro tranquillamente, hanno scelto chi doveva essere considerato il reggente del “nostro” potere sovrano.
Per anni, anzi per secoli, con l’avvento dei regimi democratici si è sempre decantata la capacità di fruizione di quei diritti che prima, con i regimi dispotici, venivano strappati, non venivano proprio concessi per meglio dire, ai cittadini.
Eppure le differenze tra i cittadini sono aumentate, le differenze tra varie zone di una stessa nazione ancora di più, sia economiche che sociali e soprattutto strutturali, l’accesso al mondo del lavoro è divenuto più complicato e sono pian piano, diminuiti anche i diritti ad esso connesso.
Però, a differenza dei regimi dispotici, gli Stati Democratici hanno fatto sì che i cittadini potessero essere tutelati da una carta fondamentale, una Costituzione che potesse essere l’arma legittima che sancisse sia la tutela di quei diritti inalienabili, propri dell’essere umano dalla sua nascita e sia la tutela di quei diritti che derivano dall’appartenenza ad una determinata comunità.

Tuttavia ancora in questo frangente i miei dubbi permangono fortemente: come può una carta Costituzionale tutelare i diritti se sono poi gli uomini a doverli far tutelare? Infatti la Carta è un monito, rappresenta le coordinate da tenere presente in un regime democratico, e la tutela di quelle verità spetta sempre agli uomini ed è proprio per questo che si è giunti oggi, alla situazione odierna che più mi fa meditare sulle concrete paure mostrate ne “La democrazia in America” di Alexis de Toqueville.
Paure fondate sulla probabile degenerazione di quel sistema che si professa egualitario ma che può, ad oggi è già accaduto, trasformarsi nella “Tirannia della Maggioranza“, che agisce ,ammantata dal velo democratico, perpetuando i privilegi delle eterne generazioni dei decisori, mentre il popolo, credendo di avere ancora il potere di scelta è difatti esautorato della sua sovranità.

Siam proprio sicuri che la Democrazia è un “governo dal popolo, del popolo e per il popolo” ????

 

Cibal


L’Italia vira sul monocameralismo. Ecco la democrazia monarchica di Renzi.

 

L’italia tra le varie nazioni europee, probabilmente assieme alla Francia ed alla “povera” Grecia, è in un periodo di profondo fermento politico.
Sono bastati solo pochi mesi dall’insediamento del “nuovo” governo Renzi, nato dopo la famosa spallata dell’ex sindaco di Firenze all’ex primo ministro Letta, per vivere in questo periodo un inconsueto fermento, sotto il punto di vista politico, per le repentine riforme, ora di parvenza ed ora strutturali, che cercano di far cambiare in modo decisamente positivo il destino della nostra nazione.

Non a caso la recente riforma sulle province, grazie alla decisa opera lusinghiera dei media, si è trasformata difatti agli occhi dei cittadini in un processo di rinnovamento totale e strutturale dell’ordinamento amministrativo del nostro paese, traducendosi secondo i sostenitori del cambiamento in un progetto salvifico per le casse italiane. Peccato per il piccolo particolare tralasciato dai soloni di turno, cioè un decreto legge semplice non può cambiare, notoriamente, la Costituzione Italiana, che difatti prevede ancora l’ordinamento amministrativo delle province. Non solo.
Secondo i fautori di codesto disegno di legge, ora approvato, tutto questo porterà un alleggerimento economico sostanzioso delle casse statali, che ci sarà sicuramente ma non sarà così “sostanzioso” come vogliono far credere. Ciò che, nella sostanza, porterà questo nuovo decreto legge, sarà rendere più leggere le province, svuotandole e cercando di eliminare alcune cariche e pochi compensi “direttivi”.
I risparmi quindi saranno molto modesti, e quella che veniva ad essere dipinta come una riforma completamente “nuova” e “radicale” rispetto agli anni appena passati, senza il governo del “rottamatore” Renzi, viene a denotarsi come una riforma come tutte le altre, cioè profondamente incompiuta e molto “scenica”.

La manovra, invece, che preoccupa molto di più, è quella relativa all’abolizione del Senato e la sua trasformazione nella cosiddetta “Camera delle Autonomie”, spogliata dal potere legislativo e vestita del potere meramente consultivo. Il Monocameralismo non è un’esperienza così nuova nel nostro mondo ma bisogna considerarlo nel contesto in cui si è sviluppato e nel contesto in cui si è radicato.
Le nazioni ad adottare questo sistema sono la Svezia, la Danimarca, l’Islanda, ed in parte anche il Regno Unito, che seppur retto da un sistema bicamerale de iure, de facto una delle due camere ha solo funzioni cerimoniali ed ha pochi poteri.
Questo però non significa che l’esistenza del monocameralismo in pochi paesi europei debba essere usato come modello di democrazia pura a cui ambire, oppure omologare il proprio sistema governativo perché si ritiene che questo sia “adatto” alla nostra cultura. La cultura governativa italiana, come è noto, è stata costruita attorno ad un bicameralismo perfetto e sarà piuttosto dura digerire la volontà, da parte dei nuovi arrivati, di una rivoluzione non solo strutturale ma anche e soprattutto culturale nella nostra nazione.
Ad avvalorare questa tesi sicuramente c’è la fase storica attraversata dai partiti italiani dopo lo scandalo di Tangentopoli, che ha portato difatti i partiti italiani ad omologarsi sulla scia della destra e della sinistra europea, cercando di giungere al tanto agognato, mai raggiunto pienamente, Bipolarismo.
Sicuramente le recenti elezioni non hanno fatto altro che demolire la logica bipolare evidenziando, con l’emergere del Movimento 5 Stelle, una difficoltà oggettiva nell’elettorato italiano nel dividersi ai soli due esistenti poli politici.
Quindi la decisione di presentare una proposta così coraggiosa e così strutturalmente rivoluzionaria non fa altro che marcare la volontà del “nuovo arrivato” Renzi di sparpagliare le carte in tavola, cercando di virare su manovre non del tutto così necessarie per il nostro paese, nonostante i proclami sul risparmio che questa arrecherebbe alle “povere” casse dello Stato. Bisogna risparmiare è vero, ma bisogna anche capire che non si può barattare l’equilibrio dei poteri per la logica del risparmio, senza considerare che difatti, al governo non c’è una maggioranza riconosciuta nell’elettorato. La logica del risparmio in uno Stato è sacrosanta se nella sostanza è equilibrata e non porta solo a manovre strutturali ed eclatanti per convincere i cittadini, che ormai non hanno più fiducia nelle soggetti istituzionali.


C’era una volta la Democrazia…


Avevano la possibilità di cambiare davvero questo paese, a partire dalle elezioni oltremodo prolungate del Presidente della Repubblica, avevano la possibilità di riconquistare porzioni della siderale distanza dai cittadini ma hanno scelto la via più comoda, quella più confortevole, quella che scelgono ormai da anni, la via del compromesso, la via della sottomissione, la via del diniego della Democrazia.

Oggi si è aperta una pagina indimenticabile per la Storia del nostro paese. Infatti per la prima volta viene eletto, a mandato scaduto, lo stesso Presidente della Repubblica. A sorpresa Giorgio Napolitano, come un padre caritatevole, ha accolto il desiderio del Partito Democratico, ormai frammentato e senza guida, e del Popolo della Libertà di rinnovare ancora per 7 anni il suo mandato e quindi ha liquidato rapidamente in un pomeriggio l’idea di dedicarsi anima e corpo al faticoso lavoro di nonno . L’idea della rielezione di Napolitano era nata oggi pomeriggio come risposta alla profonda crisi che stava investendo il Partito Democratico, in questi giorni troppe volte messo in ginocchio sulle altre candidature dalle correnti interne. Ha pesato particolarmente la bocciatura, dopo l’unanimità al Congresso, del padre fondatore del partito stesso Romano Prodi che ha provocato un terremoto nel comparto dirigenziale dello schieramento del centro-sinistra con le dimissioni dell’intera segreteria del partito.
Intestardito dal non volere a tutti i costi virare le proprie preferenze su Stefano Rodotà, tra l’altro uomo di sinistra, il PD ha deciso di associare i propri voti a quelli del PDL per eleggere nuovamente Napolitano, che però chiedeva sostanzialmente delle rassicurazioni per il dopo Quirinale, cioè nelle mire del neo eletto Presidente c’era la possibilità di creare un governo stabile con componenti sia di destra che di sinistra per ri-avviare il processo riformatore italiano.
Sono state numerose le manifestazioni, i sit- in per protestare a questa mossa politica, l’ennesima, che sottolinea la compartecipazione scellerata dei due maggiori partiti italiani ma il tutto è rientrato nelle prime ore della sera.
Dal canto suo Sinistra Ecologia e Libertà, si è staccata dalla sua componente in coalizione ed andrà ad ingrossare le fila dell’opposizione al prossimo governo che s’instaurerà.
Una veloce analisi politica potrebbe, in modo semplice, evidenziare come la situazione italiana non sia cambiata di una virgola. L’elezione rinnovata per altri 7 anni di Napolitano ha ancora di più sottolineato come l’Italia si trova nella stessa situazione di un anno fa, dove il Presidente della Repubblica era ancora Napolitano e per schieramenti in appoggio al governo c’erano il PD ed il PDL, che per il bene della nazione (secondo il loro punto di vista , n.d.a.) sostenevano con colpi di fiducia reciproca il governo con a capo Mario Monti. Quindi si è creato un paradosso completamente democratico, perché nel momento in cui siamo andati a votare, ci aspettavamo un rinnovamento del comparto dirigenziale del nostro paese, che in effetti c’è stato ma solo nelle rappresentanze dell’opposizione (Il Movimento 5 Stelle, SEL). L’idea di Democrazia così viene ad essere ri-editata dal momento che le elezioni sono state bypassate per anteporre interessi meramente istituzionali, che non tengono conto del malessere del paese e dei bisogni del paese.
Secondo il mio punto di vista sarà difficile vedere subito nuove elezioni perchè questo potrebbe comportare la fine moderna dei Partiti con l’aumento vertiginoso dei consensi al Movimento 5 Stelle, che in questo contesto gioisce perché le sue intenzioni erano quelle di mettere con le spalle al muro proprio tutti i partiti, senza distinzioni di fazione. Per quanto riguarda il PD, a mio avviso, l’errore è stato permettere a Matteo Renzi, di dettare legge in nome del rinnovamento e della rottamazione, in un partito di cui non aveva mai fatto parte. Non a caso sono iniziate a trapelare notizie poco chiare riguardo ai misteriosi incontri tra Renzi e Berlusconi di questi giorni, ma non volendo in nessun modo ingrossare le fila dei complottisti mi limito semplicemente a riportarle come notizie non certe ma nemmeno inventate.

Intanto il tempo passa ed il paese piange, soffoca e muore abbandonato al proprio destino.

Cibal


Considerazioni sul futuro che ci aspetta

Mancano appena poche ore alla chiusura dei seggi elettorali che decreteranno se i vincitori avranno una maggioranza di preferenze per poter governare “tranquillamente” il nostro paese. Tutta la pressione mediatica per qualche giorno è stata stemperata fortunatamente dall’intrusione serena del nostrano Festival di Sanremo, che ha spostato la già greve attenzione verso altri palchi.

Possiamo dire di essere ad appena poche ore dal nostro futuro prossimo?

Il flusso di informazioni, derivante in maniera abbondante da ogni programma elettorale, ci mostra come il nostro futuro prossimo sarà sicuramente, probabilmente per grazia ricevuta, benevolo rispetto al presente in cui viviamo. Numerosi sono i richiami( in ogni statuto partitico) a punti solidi di ogni moderno welfare state come l’abbassamento del livello di disoccupazione (soprattutto quella giovanile, con i massimi storici in Italia), rielaborazione dei sistemi pensionistici in maniera più oculata, riduzione del peso tributario ( il più alto della zona Euro). Possiamo aspettarci un radicale cambiamento rispetto al passato, e dovrebbe essere auspicabile viste le numerose volte in cui il passato appena trascorso è stato utilizzato come modello di paragone in negativo. Ogni volta,infatti, da tutti gli schieramenti politici il lasso di tempo appena trascorso, è utilizzato per richiamare un nuovo corso, appunto diverso da quello appena passato. La cosa evidentemente fa sorridere perché in questi ultimi 20 anni, in cui c’è stata la maggioranza dei governi da parte di una sola componente politica, questo stesso schieramento ha fatto propria questa propensione di rivolgersi al passato come ad uno spazio temporale tanto lontano e non riempito politicamente dalle sue stesse manovre, cosa che invece è utilizzata, in maniera più giustificata, dall’opposta componente politica.
È quindi normale percepire come lontana una politica che si incensa spesso e volentieri, modificando palesemente la percezione della realtà; non bisogna però fare alcuna distinzione tra le parti in gioco, anche perché nel momento in cui una componente politica al governo si dimostra inopportuna, incapace, spetta all’altra componente organizzarsi per poter rappresentare una valida alternativa alle inefficienze della sua controparte, cosa che non si è mai avuta in questi ultimi vent’anni, qui in Italia. Il merito quindi della componente di centro-destra, va anche ricercato nell’evidente de-merito della componente di centro-sinistra, che nonostante i numerosi assist mediatici concessi dagli esponenti del centro-destra non ha saputo mai trarre i vantaggi necessari a superarli in moralità e credibilità politica. Il problema di questo paese è che ancora non riesce a scrollarsi di dosso quelle parole che nonostante tutto, rappresentano una fetta abbastanza ampia di questo paese profondamente diverso. Parole come Clientelismo,Lassismo,Corruzione,Evasione Fiscale,Omertà,Conflitto d’interessi che sono irrimediabilmente endemiche nel nostro paese e lo saranno ancora per molto tempo, fino a quando non ci sarà una rivoluzione culturale che permetterà alle nuove generazioni di tramutare quella rabbia che la connota, in uno strumento rigoroso che ricerchi ad ogni livello sociale,economico e politico una Qualità Totale. Solo partendo da questi presupposti è possibile ri-scrivere,ri-editare un nuovo modello di democrazia , differente dal passato, che muova dal sinergismo tra azione e principi, muovendo dal principio e sfociando nell’azione o viceversa, un continuo incrocio tra principio ed azione, tra agire e norme. Il problema non è la scarsa efficacia della nostra Costituzione, il problema sono gli individui che si dimostrano inclini a non rispettarla. Nel momento in cui la nostra cultura civica, così come definita da Verba ed Almond in “The Civic Culture“, sarà mutata radicalmente e messa a disposizione di tutta la collettività, si potrà parlare di Nazione, di Stato, e perché no di Europa.

 

Cibal


Il “nuovo” che avanza e gli escamotage per frenarlo.

Anche le favole possono non avere un lieto fine.
Ecco cosa succede alla “favola” del Movimento 5 stelle,che alla sua prima corsa per le elezioni politiche 2013, rischia di non potervi partecipare a causa della raccolta firme necessarie per la presentazione della lista dei candidati.
Dalle parole,scritte sul blog dello stesso leader del movimento , emerge una paura nascosta per tutti i militanti del partito che cercano in tutti i modi di arrivare alle tanto agognate 150 mila firme per avere l’opportunità di presentarsi alle prossime elezioni politiche e regionali del 2013.
La situazione della raccolta firme è critica e non investe solo il Movimento più famoso d’italia, infatti anche altri schieramenti di nuova fattura potrebbero non raggiungere il traguardo, come per esempio il Movimento Arancione, sponsorizzato dal sindaco di Napoli Luigi de Magistris e dall’ex pm del processo sulla trattativa Stato-Mafia Antonio Ingroia, oppure il nuovo Fratelli d’Italia del trio La Russa,Crosetto e Meloni che si è staccato dal Pdl poco meno di un mese fa.
Tutti i partiti extraparlamentari devono di conseguenza, nel caso di una loro volontà a partecipare alle elezioni, presentare le firme valide.
Sono esentati ovviamente gli schieramenti già presenti nel parlamento ed anche i futuri partiti che sono inseriti in coalizioni con partiti parlamentari.Questo ,per esempio, è il caso di SEL (Sinistra Ecologia e Libertà) ,con a capo Nichi Vendola, che alle prossime elezioni si presenterà in coalizione con il PD.
Quindi il Movimento 5 Stelle non è solo in questa situazione di profonda incertezza. Ovviamente il suo caso rappresenta una situazione diversa dai nuovi partiti che si sono costituiti da poco tempo, perchè il M5S è attivo dal 2009, anno della sua fondazione, ma sostanzialmente ha partecipato in “liste civiche” già a partire dal 2008 e quindi una sua mancata partecipazione alle elezioni comporterebbe una brusca frenata a quelle che sono le attuali ambizioni del Movimento. Dall’altra parte ci sono anche i sondaggi che pesano sulle aspettative del Movimento, infatti lo stesso viene ad essere stimato tra il 20% ed il 25%, numeri ovviamente che non si potranno materializzare nel momento di una mancata partecipazione alle elezioni da parte del M5S.
Dal canto loro, gli aderenti,i simpatizzanti,i candidati fanno sapere di essere quasi vicini alla soglia delle 150 mila firme richieste a norma di legge, e tutto ciò fa capire quanto davvero tengano a questo sperato traguardo e soprattutto sottolinea il clima di avversione maturato in questi anni nei confronti di una componente,oggi possiamo dire politica, che si sta inserendo a tutta forza nelle strette maglie partitiche italiane, che vuole a tutti i costi essere protagonista del cambiamento di cui ha tanto bisogno il nostro Paese.
Noi non possiamo che stare a guardare il normale evolversi degli eventi e raccontarli con la più profonda neutralità, sperando di osservare il nostro futuro che cambia, utilizzando il nostro strumento più potente: la Democrazia.

Cibal


antea.r

.. tu m’as donné ta boue et j’en ai fait de l’or.

Senti, mento.

Cambio più umore che mutande.

Lorenzo Manara

Scrittore notturno di romanzi d'avventura

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NIENTE PANICO

procedete guardinghi perché non conoscete il vero volto delle cose che vi circondano

Seidicente

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☆ Pensieri Sparsi di una Psicopatica ☆

●○•°La mia mente è un turbinio di parole sparse che cercano un senso°•○●

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