Archivi tag: Migranti

La cultura del razzismo. La storia di Emmanuel: morto due volte da innocente.

 

 

I tragici eventi di Fermo ci impongono una riflessione profonda che troppo spesso viene rimandata nel nostro paese, nonostante il manifestarsi, sempre più frequente, di eventi della stessa portata tragica.
Entrare nella fattispecie delle indagini, ancora in corso, non è mia intenzione e probabilmente, ogni volta che mi accingo ad analizzare determinate situazioni e fenomeni e successivamente a redigere un articolo su questo mio blog, non è mai stata mia intenzione sostituirmi agli organi competenti.

Credo che ognuno, in relazione a determinate situazioni, a seconda della propria cultura e della propria formazione, sviluppi delle proprie idee, che però a differenza degli studiosi veri e propri si conformano semplicemente come ricostruzioni di senso comune. Molte volte, all’interno delle pagine di questo blog, ho cercato di strutturare determinati articoli con la voglia di manifestare le mie idee, idee che però nascono dalla mia formazione, prettamente caratterizzata dagli studi sulla società e su tutto ciò che è relativo ai fenomeni sociali. Non si tratta di sicumera, nè di manifestazione boriosa delle proprie conoscenze, nè di voler a tutti i costi tracciare una linea di separazione tra chi può parlare e chi no ma semplicemente voglio mettere in atto un’analisi vera e propria dei meccanismi, non direttamente visibili, che si celano dietro ai fenomeni sociali e che non tutti hanno la possibilità di percepire proprio a causa della mancanza degli strumenti adatti all’analisi. È proprio a partire da queste considerazioni che è riconoscibile, nell’opinione pubblica, la strutturazione di una divisione netta, decisa, tra il senso comune e la reale analisi del fenomeno.

Nel momento in cui è avvenuto l’evento tragico a Fermo, che ha visto cadere vittima un giovane rifugiato nigeriano per mano di un italiano, si è creata proprio quella divisione netta.

All’accusa di razzismo si è contrapposta la critica della legittima difesa, all’accusa della moglie, apostrofata “scimmia” in modo vergognoso, è emersa la “super-testimone”, già conosciuta alla cronaca per essere stata protagonista di accuse senza alcun fondo di verità nei confronti di individui di origine asiatica, che cercava di modificare profondamente la narrazione dell’evento.

Il problema, a mio avviso, è sintomatico. C’è un senso generale che vuole contrapporre ad ogni situazione con un esito tragico (che evidentemente non piace, n.d.a.), una controprova per minare la legittimità di un pensiero (relativo alla realtà dei fatti). Una sorta di contro-mito volto a delegittimare in questo caso la vittima, ma che si sarebbe attivato comunque anche se non fosse morto. Cerco di spiegarlo in modo più semplice e sintetico.

Nel momento in cui accade un evento tragico, come quello di Fermo, il senso comune, relativo alla maggioranza degli individui di una comunità che non hanno gli strumenti mentali adatti all’analisi dell’evento in sè, si sforza in modo preoccupante di creare un confronto delle vittime su base gerarchica. Il ragazzo, vittima dell’aggressione, non ha la possibilità di risultare pienamente come vittima, sia da vivo (ed è abbastanza chiaro in questo caso il meccanismo del capro espiatorio) che da morto. Questo accade perchè il senso comune vuole che quel ragazzo (in generale la vittima) sia il carnefice per antonomasia, colpevole di tutti i mali della società, nonostante sia evidente che i mali della società non possono essere opera di un gruppo di persone che arrivano da un’altra comunità. Questo senso comune agisce in modo subdolo, giustifica sempre sè stesso e chi appartiene alla comunità orginaria. Accade, quindi, che all’evento tragico, con protagonista un soggetto appartenente alla comunità originaria (l’aggressore ed il vero carnefice), si deve, per forza di cose, apporre una giustifica (per l’aggressore ma in generale per l’intera comunità), inserendo un confronto con un soggetto che non c’entra nulla con l’evento menzionato, non c’entra nulla con la vittima (per esempio l’uccisione di italiani da parte di altri stranieri, n.d.a.) ma serve semplicemente a delegittimare l’evento in sè, per purificare essenzialmente l’assassino che appartiene alla comunità originaria, e quindi di rimando la stessa comunità sarà purificata dalle accusa e dalla colpevolezza.

Gli episodi di violenza che si menzionano sono differenti ma ovviamente per chi non sa distinguerli diventano tutti uguali, soprattutto se i protagonisti hanno tutti la stessa “colpa”: essere stranieri. Così accade che una rapina da parte di uno straniero diventi la giustifica per una violenza perpetrata da un italiano nei confronti di uno straniero, quello straniero protagonista della rapina è uguale allo straniero vittima di quella violenza, solo perchè è straniero è di conseguenza colpevole di quella rapina, anche se profondamente innocente. Nel momento in cui a commettere quella violenza è un individuo appartenente alla comunità orginaria, il meccanismo non riesce ad attivarsi, tranne le volte in cui la gerarchia del reato è interna alla comunità, per esempio se il delinquente in questione è del sud (accade sovente l’attivazione di questo meccanismo mentale), mentre il meccanismo si annulla se il soggetto del sud è protagonista in negativo con uno straniero, profondamente estraneo a tutta la comunità.

L’accusa di razzismo che muovo, nell’evento tragico di Fermo, è giustificata dalla pratica, comune tra l’altro in certi ambienti, di voler gerarchizzare il genere umano sulla base dell’appartenenza della vittima alla comunità. Chiamare una persona di colore “scimmia” è razzismo, come chiamare un omosessuale “frocio/ricchione”, come chiamare in modo dispregiativo una persona diversamente abile “down”.

Il razzismo non è una caratteristica innata negli esseri umani. Alla nascita non si è razzisti, si è razzisti se immersi in una cultura che fa del razzismo la sua arma. La nostra società, italiana, è fondata soprattutto su una religione che più di tutte può, culturalmente, aiutare ad eliminare il macigno culturale del razzismo che ammanta, in lungo ed in largo, quasi tutto il nostro paese. Nonostante io non sia un religioso, un credente, non è poi così difficile comprendere che la religione cattolica è la religione degli ultimi, o per meglio dire dell’ultimo. Gesù era ultimo tra i primi. Secondo i racconti, non faceva proseliti perchè prometteva ma faceva proseliti perchè le persone credevano in lui. La cultura della maggioranza lo condannò, lo condannò per purificare sè stessa.

<<non riflettete come torni a vostro vantaggio che un uomo solo muoia per il popolo e non perisca tutta la nazione>> (cit.)
Oggi la situazione non è poi così diversa. Tutti “gli altri” sono uguali, tutti colpevoli, nonostante l’Italia sia una nazione in crisi per colpe poco riconducibili “all’Altro” ma a causa di chi evidentemente non è stato nemmeno sfiorato dalla crisi. La paura del “diverso” nasce dalla paura della completa distruzione della “nazione”, non in senso materiale ma nel senso identitario del termine. La cosa preoccupante è che nonostante le affermazioni chiaramente razziste dell’assassino (nonostante si professi non allineato ideologicamente ai partiti di destra, nel video del TG1 reperibile in rete è abbastanza visibile la maglia degli ZeroZetaAlfa, gruppo musicale di destra, band ufficiale di CasaPound), nonostante le affermazioni razziste del fratello dell’assassino, buona parte del paese ha preso subito le distanze dalla vittima e non dall’assassino. Questo perchè l’assassino è italiano, quindi relativo all’identità della nazione mentre la vittima è straniera, quindi relativa alla distruzione dell’identità della nazione.

 

Cibal


Cronache di una morte annunciata. Nel “Mare Nostrum” continuano a morire mentre il mondo sta a guardare.

 

Le immagini parlano da sole. Tre minuti, tre minuti che dovrebbero essere strazianti per chi come noi quelle immagini le guarda ovattato nella propria abitazione, dietro quegli schermi che di emozioni difficilmente ne trasmettono.
Il video diffuso da Repubblica è tutto questo.
Quel barcone che lasciato al proprio destino ha accettato il mare come una nuova terra, e quei corpi che fidandosi del destino, quello per loro troppo crudele, si son lasciati andare. Corpi una volta pensanti, corpi che speravano in un futuro migliore ma che il mare ha richiesto per sé. Corpi che placidi ora fanno parte del mare, quel mare che doveva semplicemente essere un percorso come tanti, magari ugualmente difficoltoso a quelli fatti sulla terra prima di giungere a quella barca. Sì perché il mare è l’ultimo percorso dopo un’intera vita, o non vita, fatta di speranze e di stenti. Poi dall’altra parte speri che ci siano persone come te, che magari capiscono la sofferenza, magari intuiscono da cosa scappi, del perché scappi. Magari sogni già quel futuro che i tuoi genitori, pagando quella somma raccolta per tutta una vita di stenti per quell’ultimo viaggio, speravano si esaudisse.
Ma c’è il mare, e ci sono gli uomini, quelli dall’altra parte. Quelli dal colore bianco,diverso dal tuo, ma a te non importa perché sai che andrà bene, perché i sacrifici che farai nel “nuovo mondo” non saranno niente in confronto alla guerra da cui sei scappato, dalla fame che hai patito e dalla vergogna a cui pensi sempre. La vergogna di indossare quel corpo martoriato, la vergogna di appartenere all’altra parte del mondo, quella che dovrebbe essere considerata vittima ma che, e non te lo sai spiegare, diventa in quei paesi lontani sempre la colpevole. Tu scappi, ed il resto non conta, forse per loro conta, loro che non sanno da cosa fuggi e non vivono la guerra come te e la guardano solo da un apparecchio che al tuo paese, addirittura, a stento ti puoi permettere.
Allora non riesci a capire tutta questa differenza. Perché una guerra e perché dall’altra parte ci guardano impietriti, senza aiutarci, come se fossimo portatori di tragedie. Sai che porti solo la tua vita, le tue speranze, la tua dignità e non quello da cui fuggi. La guerra rimane dove è sempre stata, ripeti a te stesso che tu stai solo fuggendo sperando di salvarti. E mentre pensi tutto questo sei già in viaggio, stipato accanto a tanti come te, che hanno paura, quella così simile alla tua. Senti che forse non lo meriti, ma sta accadendo davvero. Un destino simile per tutti. Quella paura che gli altri provano su quella barca sembra corromperti, si diffonde anche dentro te. Sfiori gli altri e senti che sarà difficile superarla. La paura di morire e di non essere accettato e di aver rischiato troppo. Il tempo passa senza cibo, e senza acqua. Ma tu hai fiducia degli altri. Perché dovrebbero essere diversi? Sono esseri umani come te. Hanno patito anche loro la fame nella loro storia. Poi pensi a tuo cugino, a tuo zio, ai tuoi fratelli di cui non sai più niente. Erano partiti anche loro tempo fa, ma non si sono fatti più vivi. Quella desolazione ti attanaglia e non ti lascia.
Mentre la barca lentamente si inabissa pensi a quel futuro che tanto desideravi. Volevi semplicemente essere felice e mentre pensi le forze ti vengono meno e capisci che non hai mai nemmeno avuto il tempo di imparare a nuotare perché quell’acqua a stento l’hai vista nella tua vita. Acqua per bere, quindi figuriamoci per nuotare. Affondi e chiudi gli occhi mentre la tua storia, e tutti quei pensieri affondano con te mentre il mondo continua a guardarti passare come polvere nell’aria. Non ti afferra perché non ti vede, sei invisibile ai loro occhi ed intanto pensi di non meritarla quella fine.

Quante storie ci sono passate accanto, quante ancora ne devono passare e si devono chiudere in questo modo per accorgerci che pian piano stiamo perdendo il senso della morte. Quella morte che poi, in fondo, tutti temiamo ma che non sappiamo come evitare. La morte ha un’unica nemica, la felicità. Se sei stato felice, sempre felice, accetti la morte serenamente. Ma se come loro, lotti dal primo momento in cui sei nato, per combattere per quella felicità, la morte non l’accetti e cerchi di combatterla ogni volta, fino a quando ti lasci andare perché non c’è più speranza dentro di te.
Eppure a noi, quelli dall’altra parte del mondo, la morte, quelle morti non ci smuovono più, ogni giorno ne muoiono a migliaia nel “Mare Nostrum”. Sono accanto a noi, nel mare senza saperlo, perché in quel mare sono stati sconfitti e la morte ha prevalso sulla loro tenacia. Sono accanto a noi quando andiamo in vacanza imperterriti, sapendo che dall’altra parte quel mare non è felicità ma morte, sofferenza ed assieme speranza. Noi ci divertiamo a mare, ci rilassiamo e non ci domandiamo perché una stessa risorsa, una risorsa per tutti, debba essere fonte di felicità per noi e per qualcun altro fonte di sofferenza.
Stiamo perdendo il vero senso delle cose e sappiamo il perché: perchè è questa la morte.


Lampedusa, l’Italia non impara dai propri errori

Lampedusa, l’Italia non impara dai propri errori.

Mio nuovo articolo su “www.lavocesociale.it”.
L’argomento principale è il trattamento riservato ai migranti nel CIE di Lampedusa, che attraverso i video diffusi in questi giorni, ha aperto un acceso dibattito sulle condizioni disumane in cui vivono i migranti.
Ho avuto un pò di problemi perchè stavo preparando un esame universitario.
Grazie a tutti per seguirmi sempre.


Immigrati, quel funerale senza bare e la credibilità del nostro Paese

Immigrati, quel funerale senza bare e la credibilità del nostro Paese.

Mio articolo sulla recente farsa andata in scena ad Agrigento. Un funerale senza bare…se gli immigrati non contano niente da vivi, figuriamoci da morti…
Il sito di riferimento è sempre “www.lavocesociale.it
Grazie ancora a tutti per seguirmi e per leggermi. È davvero un piacere scrivere, leggere e condividere con tutti voi ciò che penso, al di là degli schemi ideologici.
A presto!


I numeri dell’immigrazione in Italia, anche gli stranieri sono in difficoltà

I numeri dell’immigrazione in Italia, anche gli stranieri sono in difficoltà.

Al link sovrastante trovate il mio articolo su “www.lavocesociale.it”

Mio articolo sulle statistiche relative alla presenza degli stranieri in Italia e la confutazione del luogo comune “ci rubano il lavoro”…non c’è nemmeno per loro, non vi preoccupate =)

GRAZIE per seguirmi e per leggermi, a presto!


La tragedia infinita dei migranti e il ruolo dell’Italia

La tragedia infinita dei migranti e il ruolo dell’Italia.

Altro mio articolo su “La Voce Sociale”. Vi invito a leggerlo perchè ,al di là della mia firma, all’interno ho cercato in maniera molto semplice di analizzare gli atteggiamenti che si fronteggiano maggiormente in Italia nei confronti dell’altro, dello straniero, del migrante.
Grazie mille a chi mi legge, a chi mi segue ed a chi mi commenta.
Buona giornata, a presto.


Il fenomeno migratorio

L’italia probabilmente rappresenta ,per il popolo migrante appartenente al sud del mondo, ciò che per noi Europei sono gli Stati Uniti d’America.
Dati dell’Istat alla mano, gli stranieri censiti(quindi solo la popolazione munita di regolare permesso di soggiorno) in Italia al gennaio 2011,risultano essere ben 4 milioni e 570 mila, che rapportati alla popolazione italiana tutta sono il 7,5%,un dato evidentemente che va rivisto anno per anno,vista la crescita esponenziale di domande di permessi di soggiorno e di contratti di locazione abitativa(affitti).

Negli anni il contributo al mondo del lavoro da parte degli stranieri residenti in Italia ha rappresentato e tutt’ora rappresenta un perno abbastanza stabile nei meccanismi finanziari che reggono l’economia italiana.
Il fenomeno migratorio ha interessato l’umanità tutta nel corso della storia.
Le cause di questo fenomeno sono sempre state legate ad esigenze di sopravvivenza,laddove non c‘era possibilità di svilupparsi,di lavorare e di vivere,ci si spostava verso paesi spesso molto lontani che offrivano un corredo di possibilità spesso solo sognate.
L‘italia,a partire dalla sua unità ed anche prima,è inserita nel processo migratorio,sia attivamente come paese da cui si partiva(soprattutto nel periodo che va dalla fine dell’ 800 fino agli anni immediatamente successivi alla seconda guerra mondiale) ed a partire dagli anni ‘70 sino ad oggi,come paese ospitante.
Gli spostamenti di migranti italiani nella storia,hanno interessato nella maggioranza dei casi,gli Stati Uniti,l’Australia,il Brasile e L’Argentina ed alcuni paesi dell’Europa Centrale,soprattutto la Germania e la Francia.
Ognuna di questa nazione ha sul proprio territorio(specie in Canada e negli Stati Uniti),ancora oggi, interi quartieri fondati da Italiani emigrati, basti ricordare i vari “Little Italy” molto conosciuti negli Stati Uniti ed in Canada.

Oggi il flusso migratorio verso le coste della nostra nazione ,nella maggior parte dei casi, è contraddistinto da una forte percentuale di persone senza regolare permesso di soggiorno che provengono da zone di guerra dell’Africa tutta; ultimamente infatti, dati i numerosi conflitti rivoluzionari per sovvertire i regimi dittatoriali presenti in numerose nazioni del Nord Africa, gli sbarchi di clandestini sono aumentati vertiginosamente.

Non si può parlare di migrazioni,di migranti, senza parlare anche di diritti.
Sulla scia dello scorso intervento in cui accennavo ad un’Italia poco attenta alla storia,mi soffermo anche qui sul fattore storico che ha determinato una diversa concezione dei diritti dei migranti; perchè non si può discriminare chi oggi nel suo ruolo di migrante rappresenta,in fin dei conti, il nostro passato. La storia delle migrazioni italiane del ‘900 è stata sicuramente una pagina non felice. Partiamo dal presupposto che l’Italia non offriva all’inizio del 1900 ciò che,in termini di possibilità lavorative, il Nuovo Mondo offriva,altrimenti la maggior parte della popolazione migrante che lasciava le nostre terre avrebbe rinunciato volentieri ad un viaggio continentale per mesi,in condizioni alquanto precarie. Le leggi americane,per quanto riguarda le quote di “immigrati da accogliere”, erano molto severe. Ancora oggi l’immigrazione straniera viene regolata in base alle quote diverse per ogni nazione.


Negli Stati Uniti si accedeva tramite Ellis Island, un piccolo isolotto al largo di New York, dove oggi sorge il museo  dell’Immigrazione, che ha rappresentato la struttura attraverso la quale i migranti,da ogni parte del mondo, accedevano al Nuovo Mondo. I controlli all’interno della struttura venivano effettuati dai vari ispettori all’immigrazione,dai dottori e da altre persone che avevano il compito di registrare, visitare e interrogare i vari migranti; alcuni, giudicati non idonei ad accedere negli Stati Uniti, venivano rispediti nei loro luoghi di partenza, ma dati alla mano, i rimpatri sono stati davvero pochi rispetto al flusso che aveva il permesso di accedere al suolo americano.

Una volta giunti sul suolo americano i vari stranieri, gli irlandesi e gli inglesi rappresentavano la percentuale maggiore sul suolo americano, si spostavano per raggiungere i parenti oppure per insediarsi nei vari Slums(Bassifondi) presenti nei vari Borough(Distretti). Gli Stati Uniti abbondavano di lavoro manuale ma di solito veniva mal retribuito. Gli italiani erano disprezzati ancor più della popolazione nera anche per la loro disponibilità a fare lavori altamente usuranti,che la maggior parte degli altri stranieri e degli americani non faceva, e per accettare anche paghe alquanto misere. Numerosi erano i dispregiativi per etichettarli, il più usato era “Dagoes” che era comparabile ai moderni “Vucumprà”,”Zingari” etc etc.

Numerosi sono stati i libri,i film,i documentari che hanno raccontato quel periodo della storia umana.

Ancora oggi quel periodo riesce a risvegliare, in molte persone, la voglia di trovare legami parentali, di cui si ignorava l’esistenza , nei paesi interessati dai flussi migratori nel primo ‘900.

 

 

 

Cibal


antea.r

.. tu m’as donné ta boue et j’en ai fait de l’or.

Senti, mento.

Cambio più umore che mutande.

Lorenzo Manara

Scrittore di romanzi con il cassetto pieno.

lestercromarty

The greatest WordPress.com site in all the land!

NIENTE PANICO

procedete guardinghi perché non conoscete il vero volto delle cose che vi circondano

Seidicente

Possiedo sogni e ragione

☆ Pensieri Sparsi di una Psicopatica ☆

●○•°La mia mente è un turbinio di parole sparse che cercano un senso°•○●

La notte porta consiglio

“Leggere è niente: il difficile è dimenticare ciò che si è letto” (Ennio Flaiano)

ASTEROIDI

Non è vero che ho la testa tra le nuvole, ce l'ho tra gli asteroidi.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: