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“Mettiamoci una pietra sopra” ma intanto su Napoli il fango già è stato buttato!

 

Nel linguaggio sportivo si potrebbe dire “if in doubt no flag” per indicare il comportamento dell’assistente dell’arbitro nel momento in cui si trova in una situazione di dubbio circa la posizione di fuorigioco di un giocatore di una squadra di calcio senza dover segnalare, quindi, la posizione di fuorigioco.
Volendo trasportare questa logica comportamentale nel mondo dell’informazione, potrebbe tradursi nella capacità di un giornalista di non pubblicare una notizia se questa è, oggettivamente, pregnante di dubbi.

La stessa situazione è andata in scena domenica pomeriggio allo stadio Tardini, dove uno spettacolo davvero indecoroso ha visto come protagonisti alcuni giocatori del Parma e del Napoli.
Il Parma, com’è noto, vive una situazione abbastanza surreale. Mediaticamente viene dipinta come vittima di uno scenario in cui i dirigenti ed i proprietari hanno lasciato l’intera società in balia dei curatori fallimentari, non avendo mai avuto già dall’inizio del campionato, a quanto pare, i conti in regola nel corrente campionato di calcio, eppure non si è mai nemmeno vista una squadra di calcio letteralmente “salvata” dalla Lega calcio per lo svolgimento delle partite fino alla fine del campionato.

La cronaca della partita la conosciamo ormai tutti.
Un Napoli svogliato e superficiale, come accade spesso in corrispondenza di partite giocate contro squadre che lottano per salvarsi, tenta in tutti i modi di vincere la partita ma non ci riesce. Il risultato quindi al termine della partita è fermo sul due a due, un pareggio che da una parte non cambia la situazione di una retrocessione nella serie cadetta già matematica, e probabilmente il Parma non sarà neanche in grado di iscriversi al prossimo campionato, mentre dall’altra parte questo pareggio rovina, in parte, le ambizioni di una squadra che da troppo tempo rincorre la zona Champions, non riuscendo mai a sfruttare un’occasione così importante.

Terminato il match poi va in scena un’altra partita.

Una partita che telecamere e voci di corridoio cercano di tradurre repentinamente cercando di strutturare come sempre la logica della vittima contro il carnefice.
Mirante artefice di numerose parate spettacolari si avvicina ad Higuain e probabilmente lo stuzzica per i numerosi tentativi dell’attaccante di segnare, prontamente respinti dal portiere di Castellamare di Stabia.
Il nervosismo accumulato per non aver avuto la meglio nei 90 minuti di una squadra fallita economicamente e retrocessa sul campo, fanno scattare la reazione del giocatore del Napoli.

Qui il frenetico lavorio mediatico prende pieno possesso degli eventi
e cominciano a fioccare indagini dal nulla. L’apice del surreale si tocca nel momento in cui arrivano ai microfoni il giocatore del Parma, Raffaele Palladino, e l’allenatore dei ducali, Roberto Donadoni. Si comincia ad accusare, senza far riferimento a nessuno in particolare, la società Napoli per un atteggiamento “schifoso”, definito tale a più riprese dallo stesso allenatore.
Quello che gli emiliani contestano è che il Napoli “si aspettava che il Parma, già retrocessa, regalasse la vittoria”, come indicato in numerose interviste televisive dallo stesso allenatore Donadoni.
Accuse durissime e riportate da ogni emittente televisiva, ponendo in essere un comportamento antisportivo del Napoli. Complice anche il silenzio stampa dei partenopei, la versione dei fatti arriva solo dai tesserati del Parma ed allora rapidamente si struttura una situazione che vede il Napoli come il carnefice dei poveri giocatori emiliani.
Si sprecano parole di indignazione, si sprecano titoli pomposi sui quotidiani sportivi, si sprecano ore televisive volte a designare il Napoli come tutto ciò che non dovrebbe essere il calcio. Napoli viene definita come un’alcova, come spesso accade, di criminali anche in ambito sportivo.
Il Fatto Quotidiano non si ferma solo ad un titolo abbastanza dispregiativoI falliti danno una lezione di etica a chi chiagne, fotte e se ne fotte” ma cavalca l’onda della critica monotematica nei confronti di tutta Napoli, non solo sportiva, con un altro articolo questa volta denigratorio nei confronti del servizio di Alberto Angela in cui si raccontavano le bellezze di Napoli. Il Fatto quindi si sente in dovere di riprendere il servizio per poter dire che Napoli non è solo quello ma è soprattutto quello che ha raccontato Roberto Saviano attraverso le pagine ed i video di Gomorra, come se Napoli necessariamente non potesse essere bella senza esser dall’altra parte dannata.

Nel giro poi di poche ore lo scenario cambia
.

Donadoni rettifica le sue parole, “Non ho mai detto che il Napoli voleva che gli regalassimo la partita” e “Aprire un’inchiesta federale mi sembra esagerato”, cambiando difatti le parole a caldo che probabilmente aveva raccolto dal vento e quindi senza riscontri oggettivi aveva dato in pasto alle televisioni nazionali, facendo sì che tutti potessero buttare fango sulla società partenopea e di rimando anche sulla città.

Allora io mi chiedo semplicemente perché?
Perché quando accade una qualsiasi cosa Napoli deve sempre essere considerata l’emblema del male in assoluto? Perché è così faticoso verificare i fatti prima di dare in pasto all’opinione pubblica ricostruzioni fantasiose che non fanno che alimentare pregiudizi atavici nei confronti di un intero popolo?
E perché le scuse non sono arrivate? Perché questa volta non si sprecano parole di ferma condanna verso le persone che nel giro di 15 ore hanno lanciato pesanti accuse per poi ritrattare tutto?

Comunque vada, in ogni occasione, Napoli viene condannata sempre per i pregiudizi atavici di cui è portatrice sana da centinaia di anni, mentre tutti subito dopo se ne lavano le mani.

 

 

 

Cibal


“Sin prisa pero sin pausa” ma intanto il tempo se ne va!

 

La svolta non c’è stata. Niente da fare nemmeno in casa, dinanzi al proprio pubblico che, seppur in un numero ridotto senza precedenti in questi ultimi due anni sotto la guida di Benitez, non si è risparmiato per tutto il match nel sostenere i propri beniamini, tranne poi esplodere a giochi conclusi con i fischi del tutto giustificati.
Così non va ed è sotto gli occhi di tutti. Nei primi 25 minuti tutto faceva pensare ad una goelada, una svolta, quella svolta che doveva buttare dietro ogni pensiero cattivo e tutte le voci di uno spogliatoio ormai rotto e le voci della difficoltà tangibile di riassestare il tutto da parte di mister Rafa. Alla prima incertezza ecco cadere quel castello di sabbia, troppo leggero per reggere un modestissimo Palermo che, dopo aver subito senza batter ciglio un uno due napoletano, subito è passato alle contromosse semplicemente utilizzando un modulo meno offensivo e più contenitivo, rimontando per ben due volte lo svantaggio. Il primo gol di Belotti ha riportato sulla Terra l’undici partenopeo che poi non ha più saputo mantenere la tranquillità di una grande squadra, quella che riesce a gestire un doppio vantaggio, quella che da anni a Napoli attendono ancora. Prima della fine del primo tempo di nuovo in vantaggio e poi raggiunta una volta ancora durante il secondo tempo.
Per il Napoli questa era la partita della verità.
Oggi parlare di crisi non è più avventato, anche perchè la Juventus e la Roma sembrano appartenere sempre a pianeti differenti rispetto alle altre contendenti del campionato italiano. La crescita della Roma in questi due anni è stata esponenziale ed è evidente la capacità di divorare ogni zona del campo da parte degli uomini di Garcia. Invece per la Juve si pensava ad un passo indietro dopo l’addio di Conte ma così non è stato, infatti Allegri ha subito apportato modifiche nel gioco, migliorando difatti il possesso palla, unica pecca del gioco devastante di Antonio Conte. Il Napoli, invece, è mancato e le cause non sono riconducibili ad una sola problematica.
Il mercato continua ad essere il limite di questa squadra. Nonostante la persistenza, rispetto all’anno scorso,  dell’appeal europeo elevato con l’arrivo di mister Benitez e giocatori di livello superiore come Higuain, Callejon ed Albiol, portatori sani di esperienza internazionale, sembra sempre che manchi qualcosa di necessario per un salto tra le grandi. Probabilmente la partenza di un elemento carismatico per tutta la squadra come il portiere Reina ha significato una minore compatezza interna dell’organico, che sembra ancora più sfaldato dalla continua inesistenza caratteriale e tecnica di capitan futuro Hamsik, che non ha ancora, e probabilmente mai avrà, il carattere del trascinatore. Sicuramente il cambio di modulo e probabilmente ancora l’incertezza derivante da un infortunio smaltito male a livello mentale hanno contribuito al suo difficile reintegro pieno e completo nei meccanismi della squadra.
I nuovi arrivi sembrano troppo timorosi ed a tratti non sembrano avere la piena adattabilità nel nostro campionato, sia dal punto di vista tecnico e sia dal punto di vista atletico, nonostante il nostro campionato sia in profonda crisi rispetto agli altri europei. Oltre tutti questi elementi bisogna sicuramente aggiungere l’assenza determinante di chi, come Higuain e Callejon e Mertens, ha contribuito l’anno scorso alla cavalcata in campionato, con record di punti e record di gol segnati. I limiti difensivi, però, permangono.
Dall’altra parte bisogna anche dire che Benitez è un tecnico troppo fedele al suo credo, nonostante l’evidente crisi di risultati contro avversari del tutto modesti. Non ricordo un inizio di campionato così leggero negli ultimi anni. Racimolare solo 4 punti, contro avversarie del calibro di Genoa, Chievo, Udinese e Palermo è davvero frustante per una squadra come il Napoli, che da anni gioca a fare la grande ed a costruire un progetto serio per rilanciare una realtà inimitabile al Sud.
Bisogna cambiare marcia e subito. Bisogna capire, ed anche il mister deve farsi un piccolo esame di coscienza, che cambiare strategia non significa per forza abbandonare i propri ideali anzi vuol dire maggiore capacità di comprendere e sintetizzare ciò che ci dice la realtà.
Considero Rafa Benitez un tecnico intelligente come pochi, con una spiccata capacità di leggere il calcio in un modo così completo che ti può spiazzare, però ora c’è bisogno di mettersi in discussione, c’è il profondo bisogno di cambiare registro e di mettersi in discussione, perchè già dopo la prima partita c’è stato chi ha messo lui in discussione. Non solo.
Anche nell’anno da poco concluso c’era una schiera, abbastanza folta, di suoi detrattori, nonostante i risultati sportivi sotto gli occhi di tutti. Vincere al primo anno un trofeo, seppur sottovaluto, come la Coppa Italia fa capire l’abilità di questo tecnico, troppo spesso bistrattato ma che ha dalla sua esperienza e risultati. Allora una svolta è necessaria, senza voler alimentare la presunta aria collerica che si respira nello spogliatoio corroborata da chi la stagione non voleva nemmeno iniziarla con questa maglia, perchè il Napoli non sarà una mai una grande squadra se non imparerà a sentirsi una grande squadra. Benitez in questo è un maestro, ora bisogna solo capire chi vuol essere suo allievo.

Cibal


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