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La legge del consenso: combattere la povertà a colpi di manganello. La destra ringrazia.

 

Ci sono alcune cose che davvero non concepisco, soprattutto quando si parla di genere umano. Non le concepisco ma le analizzo e posso tranquillamente sezionarle.

È chiaro che la bianchezza, quella pura, non quella acquisita che fa così tanto paura ai nostrani seguaci dei fasci scuri, divida il mondo in buoni e cattivi.
Ci sono i buoni, quelli che nonostante tutto hanno il diritto, in virtù del loro colore, anche di delinquere. Sono i bianchi, i conquistatori, i civilizzatori. Poi ci sono i cattivi, quelli non bianchi per intenderci. Quelli devono passare attraverso diverse fasi, ontologicamente parlando, per essere riconosciuti “non colpevoli”. Devono somigliare al bianco, in tutto e per tutto perché si sa, la civiltà sta solo da una parte e quella parte si chiama Occidente.

Ora, dopo i recenti fatti di Piazza dell’Indipendenza, tra l’altro fenomenale vedere come i “fasci blu” fossero dalla parte del “giusto” istituzionale e del senso comune in una piazza così chiamata, mi sembra chiara, anzi chiarissima, la volontà di togliere voti alla destra xenofoba.
Sì, perché ormai è abbastanza palese: il malcontento popolare che genera i semi dell’intolleranza e della xenofobia è inarrestabile.
Politicamente parlando non puoi mica parlare più di accoglienza ad un popolo sordo, che ormai riconosce il nemico in coloro i quali vivono peggio di lui, non puoi mica parlare di solidarietà se addirittura ad essere considerate criminali sono le ONG, Organizzazioni non governative che cercano in tutti i modi di salvare vite umane.
Per le prossime campagne elettorali questa non è per niente una buona cosa.
Per la politica dell’immigrazione, nella speranza di poter “governare i flussi”, manco fossero cavalli, manco fossero tori, si è scelto lo “sceriffo” Minniti che per risolvere il problema non ha fatto altro che allontanare il problema.
Vedi caro Minniti, se hai paura del buio e chiudi gli occhi, il buio rimane, non scompare. Devi accendere la luce od aspettare il giorno. Il buio è arrivato e tu hai costretto tutti quelli che volevano salvare vite umane a chiudere gli occhi.
Quindi si rincorre la destra per i voti, un governo che si professa democratico che picchia i rifugiati, picchia gli studenti, picchia i lavoratori; e quando la democrazia per parlare usa i manganelli, quando la democrazia per “imporsi” usa gli idranti, allora non è più democratica: è una democrazia fascista.

Ormai a parlare di solidarietà ed accoglienza è rimasto solo Francesco, il papa, omonimo di quel “poverello” che si spogliò di tutto pur di aiutare le persone in difficoltà.
Ormai basta leggere i commenti alle varie notizie riguardo gli stranieri, non tutti ovviamente perché quelli con i soldi non hanno problemi, per capire quanto si sia arrivati ad una situazione insostenibile, sia per il vivere comunitario sia per il rischio di un’esplosione dell’intolleranza profonda alimentata dai movimenti neofascisti e da partiti che fanno della lotta al nemico immaginario la loro unica linea politica.
Commenti beceri, commenti vergognosi, commenti che non hanno paura a scrivere, come se la realtà virtuale rappresentasse tutto ciò che in realtà non si può dire per paura di ritorsioni.
Si fa appello al Napalm, si spera in una pulizia etnica, si libera l’istinto, quello che in fondo si tratteneva da tempo e che solo ora si può liberare.

Allora il tempo sembra essere giunto, il tempo dell’azione e della reazione.

I fascisti son qui, tra noi, protetti, liberi di agire perché legittimati da un fare politico che si è ormai liberato dal fardello della solidarietà. Hanno chiuso gli occhi, loro, mentre il popolo sedotto dai richiami fascisti sputa odio su chi è considerato colpevole ma in fin dei conti non lo è. L’unica loro colpa è la povertà, è il loro colore, il loro non essere considerati uguali a tutti gli altri, il loro nascere in zone che storicamente devono essere e sono relegate ai confini dello stesso immaginario umano, sono nel culo del mondo, dopo che da quel culo è stato rubato tutto. Eh sì, la colpa è loro perché non rimangono al loro posto, il posto che i bianchi hanno assegnato loro ormai da tempo.

 

Cibal

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La degenerazione del regime Democratico: sovranità del popolo non fa rima con Democrazia.

 

Quando si parla di democrazia risulta davvero molto semplice richiamare un’idea per esemplificare questo concetto, ma in realtà questo è più difficile di quanto si pensi e trovarlo nella realtà è ancora più arduo.
In genere il concetto di democrazia è spesso associato ad un’idea distorta di società all’interno della quale dovrebbe regnare l’uguaglianza, la libertà, e la supremazia dei diritti, quelli inalienabili, quelli che non puoi scindere dall’idea di uomo, di essere umano, od essere vivente.
In realtà il concetto è molto distorto ed oggi trovare effettivamente il reale significato di democrazia in ogni stato “democratico”, quindi in ogni democrazia perfetta, è un compito alquanto arduo.
Volgendo l’attenzione, per esempio, verso tutti gli Stati che compongono il continente europeo( e non solo, n.d.a.) si potrebbe notare la supremazia, almeno etimologica, della parola democrazia accanto alla forma di governo presente (parlamentare,presidenziale etc, n.d.a.).
Questo spesso e volentieri non comporta una reale presenza di questo concetto negli Stati dove vige questa forma di governo.

La democrazia nella sua accezione più comune assume il significato di “governo del popolo” e questo accade direttamente con appunto, le forme di governo dirette. Oggi però questo concetto è usato erroneamente per indicare un alto grado di uguaglianza sociale che domina ogni porzione dello Stato retto sulla forma di governo democratica.

Ma quanto è giusta una Democrazia?
Analizzando sommariamente, per esempio, la nostra nazione, quanto potremmo esser sicuri di trovarci immersi in uno Stato veramente giusto?

Lo Stato non è nient’altro che un apparato politico-amministrativo che detiene per sé l’uso legittimo della forza per permettere l’attuazione degli ordinamenti. L’aggettivo “democratico” accanto alla parola Stato, però, capovolge il significato del singolo significato della parola Stato.
La scelta tra un ordinamento o l’altro, sociale e governativo, è sempre stata oggetto dei dibattiti nei secoli da parte dei teorici politici che si sono affannati nella ricerca di una soluzione, un compromesso che non permettesse un accentramento esclusivo del potere sovrano. Gli eventi storici hanno portato alla supremazia, nella maggior parte dei casi, dell’ordinamento repubblicano, che di per sè doveva nascere come ordinamento che permettesse una maggiore considerazione del popolo, nell’ambito delle decisioni, ma che limitava, difatti, anche la totalità del potere nelle mani delle masse.

Noi siamo nati assuefatti dal regime democratico, credendo difatti di essere nati in una nazione in cui i nostri diritti valgono di più dei privilegi di pochi, però poi crescendo si capisce che un conto è parlare di “uguaglianza tra i cittadini” ed un’altra cosa è parlare di Democrazia come associata a quel diritto.
Per comprendere pienamente il mio discorso basta volgere l’attenzione alla nostra nazione( a cui è stato associata la parola “Partitocrazia“, nda) e così capire che tutte le mie considerazioni si sono generate proprio dall’incoerenza della struttura democratica: per ben tre volte consecutive il “popolo”, quello che in una Democrazia doveva essere considerato il protagonista, non è stato chiamato in causa per “eleggere” i propri rappresentanti.
Eppure siamo ancora qui, a discutere tranquillamente come se niente fosse, senza riuscire a capire di aver difatti abdicato, di aver completamente lasciato che il nostro diritto di scelta si trasferisse direttamente nei “decisori” che, anche loro tranquillamente, hanno scelto chi doveva essere considerato il reggente del “nostro” potere sovrano.
Per anni, anzi per secoli, con l’avvento dei regimi democratici si è sempre decantata la capacità di fruizione di quei diritti che prima, con i regimi dispotici, venivano strappati, non venivano proprio concessi per meglio dire, ai cittadini.
Eppure le differenze tra i cittadini sono aumentate, le differenze tra varie zone di una stessa nazione ancora di più, sia economiche che sociali e soprattutto strutturali, l’accesso al mondo del lavoro è divenuto più complicato e sono pian piano, diminuiti anche i diritti ad esso connesso.
Però, a differenza dei regimi dispotici, gli Stati Democratici hanno fatto sì che i cittadini potessero essere tutelati da una carta fondamentale, una Costituzione che potesse essere l’arma legittima che sancisse sia la tutela di quei diritti inalienabili, propri dell’essere umano dalla sua nascita e sia la tutela di quei diritti che derivano dall’appartenenza ad una determinata comunità.

Tuttavia ancora in questo frangente i miei dubbi permangono fortemente: come può una carta Costituzionale tutelare i diritti se sono poi gli uomini a doverli far tutelare? Infatti la Carta è un monito, rappresenta le coordinate da tenere presente in un regime democratico, e la tutela di quelle verità spetta sempre agli uomini ed è proprio per questo che si è giunti oggi, alla situazione odierna che più mi fa meditare sulle concrete paure mostrate ne “La democrazia in America” di Alexis de Toqueville.
Paure fondate sulla probabile degenerazione di quel sistema che si professa egualitario ma che può, ad oggi è già accaduto, trasformarsi nella “Tirannia della Maggioranza“, che agisce ,ammantata dal velo democratico, perpetuando i privilegi delle eterne generazioni dei decisori, mentre il popolo, credendo di avere ancora il potere di scelta è difatti esautorato della sua sovranità.

Siam proprio sicuri che la Democrazia è un “governo dal popolo, del popolo e per il popolo” ????

 

Cibal


Immigrati, quel funerale senza bare e la credibilità del nostro Paese

Immigrati, quel funerale senza bare e la credibilità del nostro Paese.

Mio articolo sulla recente farsa andata in scena ad Agrigento. Un funerale senza bare…se gli immigrati non contano niente da vivi, figuriamoci da morti…
Il sito di riferimento è sempre “www.lavocesociale.it
Grazie ancora a tutti per seguirmi e per leggermi. È davvero un piacere scrivere, leggere e condividere con tutti voi ciò che penso, al di là degli schemi ideologici.
A presto!


I numeri dell’immigrazione in Italia, anche gli stranieri sono in difficoltà

I numeri dell’immigrazione in Italia, anche gli stranieri sono in difficoltà.

Al link sovrastante trovate il mio articolo su “www.lavocesociale.it”

Mio articolo sulle statistiche relative alla presenza degli stranieri in Italia e la confutazione del luogo comune “ci rubano il lavoro”…non c’è nemmeno per loro, non vi preoccupate =)

GRAZIE per seguirmi e per leggermi, a presto!


Quando commemorare non basta più


Oggi 23 Maggio 2013 ricorre il 21° anniversario della morte del giudice Giovanni Falcone
, barbaramente eliminato dalla mafia in quella che è stata la strage più eclatante che la storia del nostro paese ricordi.
E così 21 anni fa, nel lontano 1992, sotto il tratto autostradale tra Capaci e Palermo, sotto un condotto venne posizionato l’esplosivo che al momento opportuno, cioè al passaggio del giudice Falcone assieme a tutta la sua scorta, doveva essere attivato, così da dare un segnale dello strapotere della Mafia su tutto e tutti, così da sancire il lungo e conviviale accordo con pezzi importanti dello Stato e Falcone allora era la pedina da far sparire se quell’accordo voleva essere mantenuto ancora a lungo.
Giovanni Falcone rappresenta, e forse ha sempre rappresentato per questa Italia, l’eroe, quello che è diventato l’icona della lotta alla mafia (assieme al suo collega Borsellino, anch’esso vittima di mafia, n.d.a.), la lotta alle barbarie devastanti che ancora oggi fanno proseliti tra i giovani affiliati che cercano di emulare i tempi d’oro delle mafie, quelle che tenevano in scacco un’intera nazione. L’eroe, una parola per descrivere persone “diverse” dalle altre, eppure io non amo, e probabilmente nemmeno chi è caduto così tragicamente (anche Falcone, n.d.a.), questa parola senza senso.

L’eroe stesso non assume mai di sua iniziativa,volontariamente quindi, i tratti di questo appellativo.

In genere un’eroe è tale perché son gli altri a definirlo tale, lo subisce l’appellativo, ma chi affibbia l’epiteto non si domanda se quello che fa l’eroe, viene fatto perché è il suo dovere, perché è così che deve essere fatto. Allora se così le cose si devono fare,per qual motivo si aspetta una sola persona (o poche) per fare ciò che dovrebbe esser fatto, e poi si aspetta un suo martirio, una sua immolazione per definirlo eroe, senza mai aver nemmeno tentato di aiutarlo nel suo tentativo ultimo di riportare giustizia, uguaglianza e verità.
Noi siamo sempre cresciuti, con i racconti degli eroi, tutti noi. Ci raccontavano di gesta fuori dalla portata del pensiero umano, ci raccontavano che gli eroi si sacrificavano per il bene superiore, ma nessuno mai, nessuno mai ci aveva raccontato che quegli eroi erano solo immaginari, solo frutto della fantasia di persone che immaginavano una sorte simile per noi umani.
Eppure non erano gli eroi ad essere immaginari, ma il nostro sogno di esserlo, di essere “diversi” da tutti quelli che pensano che le cose non possano cambiare, ed allora inizi a pensare che gli eroi davvero non esistano, ma esistono semplicemente delle persone che fanno ciò che deve essere fatto, perché è giusto che sia così, perché tutto questo dovrebbe essere fatto da tutti, tutti quelli che da piccoli con gli occhi umidi trepidavano ascoltando le gesta raccontate nei libri.
Ricordare Falcone e Borsellino è giusto ed è doveroso, ma ogni anno continuiamo ad essere incoerenti.
Ogni anno si continua a non fare niente per cambiare ciò che deve essere cambiato. Ciò che è giusto è giusto, e ciò che è sbagliato è sbagliato. Non esistono mezze misure con la verità.
Falcone e Borsellino credevano in un mondo migliore,retto dalla giustizia, dalla verità, dall’uguaglianza;a mio avviso non sono eroi, ma semplicemente persone che sono morte per ciò in cui credevano, quello che tante altre persone invece hanno sempre evitato.
Ed allora ricordare non basta più, perché ogni giorno guardo questo paese, il mio paese, che si genuflette a poche persone potenti sacrificando invece chi si muove nel suo nome per giustizia e per amore, mentre tutti gli altri stanno a guardare senza intervenire.

Era il mio paese, erano nostri padri, e nostri fratelli, ma niente è cambiato da quel giorno, ed anche il silenzio è rimasto lo stesso.

 

Cibal


Il Pubblico & Il Privato…dove finisce l’uno ed inizia l’altro?

Per anni il Pubblico,in Campania,ma in generale in tutto il Sud, ha rappresentato un terreno florido per ogni interesse Privato. Lo stato in cui versa il Pubblico(Sanità,Istruzione) favorisce il Privato, che tral’altro è ben inserito nel Pubblico, ma per interessi personali ovvi,con un palese conflitto d’interessi, continua a sollazzarsi in questa situazione, che in fin dei conti, uccide solo chi onestamente,con dignità, cerca di andare avanti sempre,senza diritti, e senza soldi.

La questione è seria. Un problema che attanaglia ogni settore nazionale è proprio la concorrenza,spesso sleale, che s’istituisce tra il Settore Pubblico ed il Settore Privato del nostro paese.
Il settore pubblico nasce con l’istituzione dello stesso Stato. Nel momento in cui esiste uno Stato, di rimando, esiste anche un settore pubblico.
Il pubblico rappresenta la possibiltà dei cittadini di rivendicare per sè la “proprietà”,insita nel concetto di pubblico per ogni cittadino, di uno Stato che, di fatto, è sorto tramite la volontà popolare. Quindi ogni centimetro dello Stato appartiene a chi costituisce lo Stato, quindi ai cittadini, i soli a detenere la proprietà dello Stato, a volte, senza saperlo.
Dall’altra parte del filo c’è il settore privato, che rappresenta, invece, tutti i settori che, pur contribuendo alla ricchezza di un paese, essendo parte della produzione interna del paese su cui operano, agiscono per offrire un’alternativa concorrenziale, si spera nei termini della legge , al pubblico, ovviamente cercando di trarne benefici monetari e di riconoscimento. Senza riportare esempi di nazioni estere, in Italia un confine tracciato in maniera decisa, tra il pubblico ed il privato, difficilmente lo si nota. Spesso accade di assistere ad una commistura, poco legale, di personaggi che rappresentano , di fatto, il settore pubblico, e rappresentanti del settore privato.E non solo. Sovente gli stessi uomini del pubblico, che dovrebbero rappresentare l’imparzialità totale nello svolgere la propria mansione, si trovano ad essere indagati,processati, insomma trovati con le mani nel sacco, per aver favorito,illegalmente, persone del privato e quindi sfavorito aziende\enti del pubblico.
Ogni volta la storia è sempre la stessa. Il pubblico non funziona si dice sempre.L’unica soluzione è tagliare, tagliare e tagliare. Infatti gli ultimi tagli lineari sulla Sanità pubblica hanno portato ad un ridimensionamento della pianta organica di ogni Presidio Ospedaliero,hanno stravolto i posti letto, con la conseguenza, ovvia, di una difficoltà da parte degli operatori sanitari(medici,infermieri,Oss),nelle normali operazioni di cura ed assistenza ai malati, gli unici, come sempre, ad avere la peggio.
Al sud, ovviamente, la situazione è ancora più tragica. Interi reparti che chiudono, assistenza ai malati sempre più precaria, mancanza di posti letto per gli ammalati che spesso vengono “sistemati” su barelle di fortuna, mancanza, addirittura, di strumentazioni per operare. Questo è il sud. Questo è il Pubblico.
L’Istruzione Pubblica non versa, fortunatamente, come la Sanità, ma nemmeno si può dire che se la passi bene. Ovviamente come la Sanità, non solo bisogna fare una distinzione tra il settore Pubblico e quello Privato, ma bisogna fare un’ulteriore differenza, tra il Sud ed il Nord. Le varie riforme dell’istruzione , o d-istruzione come sottolineato sarcasticamente da numerosi striscioni di protesta, hanno smantellato il diritto allo studio, derubricandolo a futile suppellettile in ogni provvedimento, basti pensare che solo quest’anno (2012-2013) sono raddoppiati i casi di idonei ma non beneficiari di borsa di studio, che ovviamente devono contare sull’appoggio delle loro famiglie,e qualora non ci fosse devono arrangiarsi perchè giudicati non abbastanza poveri. Oppure il disagio sempre più forte da parte dei pendolari,nelle continue soppressioni dei treni e nell’aumento dei ticket di viaggio, o degli studenti fuorisede con le difficoltà legate agli affitti delle abitazioni.Anche questo è il Pubblico.

Non si può, a mio avviso, affermare che il Pubblico in Italia non funziona. Nel momento in cui al Pubblico ed al Privato saranno dati gli stessi strumenti, gli stessi finanziamenti e saranno gestiti entrambi da persone che hanno interesse nel far funzionare il proprio settore senza tornaconti personali, allora si potranno tirar le somme dei loro, presunti, diversi risultati.
Questo è il mio modesto punto di vista.

Cibal


antea.r

.. tu m’as donné ta boue et j’en ai fait de l’or.

Senti, mento.

Cambio più umore che mutande.

Lorenzo Manara

Scrittore notturno di romanzi d'avventura

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NIENTE PANICO

procedete guardinghi perché non conoscete il vero volto delle cose che vi circondano

Seidicente

altrimenti tutto è arte

☆ Pensieri Sparsi di una Psicopatica ☆

●○•°La mia mente è un turbinio di parole sparse che cercano un senso°•○●

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