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Il senso invisibile agli occhi…

​I ricordi affollano la mente, mentre la sera scende in silenzio ed un leggero vento solletica la mia pelle timidamente. Solo quando la mia mente è più debole delle altre volte accade. Forse troppo spesso, ma quando accade non ho nessuna paura. Così quando la musica parte ed inonda tutto il mio corpo mi lascio andare, mi lascio travolgere dalla vita appena lasciata alle spalle. Emozioni e sensazioni che credevo di aver dimenticato lentamente riaffiorano, portando con loro i volti, gli odori, le immagini di chi mi ha sempre accompagnato in questo percorso che è la vita. Erano nascosti, sotto chili di nuovi e più freschi ricordi mentre continuavo a cadere in scacco sotto i colpi tenaci dell’abitudine. No, non dimentico. Lo so per certo. Quei sorrisi della presenza che poi magicamente si trasformano in lacrime per l’assenza, di questo siamo fatti noi, che sopravviviamo sotto il peso dei ricordi e sotto il peso di quel futuro che avrà prima o poi una fine. Ci lasciamo sopraffare da quei ricordi per aggrapparci ancora una volta alla vita, sperando che l’abitudine che viviamo ora duri per sempre perché non ci sentiamo pronti ad abbandonarla o ad essere abbandonati. Troppe volte cediamo alla tentazione di vederci come tutti gli altri, di essere negli altri noi stessi per osservarci profondamente come nessuno mai ha potuto fare: guardarci, guardare il nostro corpo con occhi diversi sapendo di poter leggere anche dentro il corpo che abbiamo dinanzi agli occhi, il nostro.

                                                                            

                                                                            Cibal


Noi, contenitori ermetici di anime celate agli occhi indiscreti.

 

Ho sempre pensato il tempo come una cosa difficilmente modificabile.
Negli occhi semplici ed ingenui di un bambino non assume alcuna forma, scorre semplicemente attimo dopo attimo senza una domanda.
Col passare degli anni quel bambino cresce, la semplicità si trasforma guardando la realtà attorno e quell’ingenuità si trasforma in consapevolezza. Guardi il tempo che scorre e pesi gli attimi ogni qual volta li guardi mentre fuggono più velocemente del solito. Il tempo assume la forma dei tuoi respiri, ora più rapidi, ora più lenti e ti accorgi che intorno c’è quel mondo che prima ignoravi. I capelli e quel viso più deciso ti raccontano la storia del tuo passato ma il tempo continua a scorrere e non si ferma. A nulla serve la forza che senti nelle mani perché sai profondamente che il tempo scandito dalle lancette dell’orologio non si può fermare e quindi cerchi di imparare ad usare quel tempo come non hai mai fatto prima. Gli attimi si susseguono secondo dopo secondo e ti accorgi del tempo che è volato senza aver voluto prestargli attenzione ed impari a riempirlo diversamente. La tua vita anche se ti sfugge rimane lì, è sempre stata lì ma tu non te ne sei mai accorto, e ripensi agli attimi ormai andati tra le pagine della tua storia che difficilmente rileggi, ti fermi e la tua mente si blocca ai ricordi, timide immagini di un film vissuto in terza persona.

Incontrerai lungo il tuo cammino molte persone. Alcune rimarranno sempre accanto a te, per abitudine e per amore, altre si allontaneranno facendo giusto un giro più lungo e poi torneranno leggermente diverse, o sarà la tua vita ad essere diversa. Altre invece si allontaneranno per sempre, a volte vittime sacrificali di una vita che nulla perdona, senza nemmeno avere la possibilità di costruire una vita diversa dal passato, il loro.
Tempo fa scrissi quanto la morte di qualcuno che hai accanto, o che senti vicino visceralmente, ti porti ad osservare la vita in modo differente. Quel mondo che ti circonda non è più lo stesso di prima e te ne accorgi profondamente quando guardi tutto ciò che ti circonda senza riuscire minimamente a cambiare il corso degli eventi. Senti scorrere la vita senza riuscire a fermarla per un secondo, ti lasci travolgere da ogni cosa senza riuscire ad arrivare al vero senso delle cose, diventi più cinico per l’esperienza che sai di aver accumulato a fatica. Ti senti una persona diversa, anche se ogni tanto i fantasmi del passato continuano a bussare alla tua mente tu continui a vivere come se non ci fosse un domani.
Pensi che la vita riservi sempre dietro l’angolo un qualcosa di diverso per te ed iniziano a aumentare le domande, i dubbi che ti assillano ogni giorno, dal risveglio alla sera. Quei dubbi ti insegnano che nulla è certo nella vita, che tutte le certezze costruite in anni di duro lavoro e sacrificio introspettivo possono in un attimo essere distrutte così da lasciarti nudo e crudo dinanzi ad un mondo tutto da ricostruire. C’è chi dice che la vita sia semplice, che basti la consapevolezza sul proprio essere a creare un percorso morbido fino alla fine dei nostri giorni, ma anche voi che leggete le mie considerazioni in questo blog, intuite che nulla di morbido possa esistere, soprattutto per noi che cerchiamo profondamente risposte complicate a ciò che altri dicono essere semplice.
Soluzioni a questa vita, piena di domande e con poche, pochissime risposte, non ci sono. L’unica alternativa è vivere con la consapevolezza che ogni cosa che appartiene, oppure no, alla nostra vita, non è una certezza, e le uniche risposte che dovremmo trovare non si trovano poi così distanti dal nostro corpo; basterebbe essenzialmente cercare dentro di noi, tra le profonde pieghe di quella che chiamano anima, quel mondo che ricerchiamo affannosamente lontano dai nostri sensi, come qualcosa che difficilmente potrebbe palesarsi dinanzi ai nostri occhi, senza intuire che è tutto racchiuso in noi, contenitori ermetici di anime celate agli occhi indiscreti.

Cibal


Pensieri notturni

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Le mani, le sue mani, gli raccontavano una storia a cui non era abituato. Quel calore così tenero solcava le sue emozioni tagliando ogni suo pensiero come burro.
Quegli occhi erano il mondo in cui amava perdersi ogni volta senza troppe esitazioni, senza ripensamenti si lanciava anima e corpo in quello sguardo carico di immagini a cui sapeva di appartenere, nonostante tutto.

Le labbra, invece, erano di quel suo mondo le porte. Ora serrate profondamente gli impedivano di scoprire di più di ciò che già sapeva. Quando si aprirono, finalmente, lasciarono che un fragile suono, adatto alla sua minuta fisicità, si diffondesse nelle sue membra, abbracciando ogni porzione mai raggiungibile nemmeno dai tocchi voraci delle sue forti mani.


 


Cibal


Il gioco della vita

 

 

Quando chi muore fa morire una parte di te.

A volte penso, anche se il letto è troppo stretto per contenere me ed i miei pensieri.

Penso oltre questo corpo ed oltre questa vita, abbracciando i ricordi che aumentano attimo dopo attimo creando in me incroci che a stento riesco a sciogliere, nodi intricati di immagini e di persone che ancor oggi trasudano emozioni profonde che non voglio questa volta trattenere.

Le luci per l’occasione sono spente mentre accendo in me la fiamma che ancora mi tiene caldo, in vita per questa vita che di vivo ha poco e niente.
Un mondo che corre in fretta per lasciare le lacrime dietro ad uno schermo guardando le persone che ha lasciato nel suo cammino dietro, senza nemmeno accorgersene.

La vita, oggi, va così.

Scorre in fretta e si ferma negli ultimi metri giusto il tempo di vedere quanto in alto sei arrivato e quanti ricordi e cose ti sei lasciato indietro.

Persone tante, troppe. A chi hai dato importanza e a chi no.

Tieni tutto stretto a te nella speranza di poter portare qualcosa di terreno oltre quel muro, così alto da far paura, perché quello che non conosci ti fa sentire solo.
Piangi, piangi pure, a poco serve, forse dall’altra parte c’è chi ti aspetta o forse no è il gioco della vita e devi partecipare per forza.

 

Cibal


Parole allo specchio…

 

 

E’ davvero difficile descrivermi, o in parte raccontare me stesso attraverso questo blog e la mia voglia incessante di scrivere. Non ho mai amato parlare molto di me eppure tanto tempo fa accadeva sovente di parlare della mia vita in questi fogli virtuali che si trasformavano rapidamente nel miglior confessionale, un pò per sfogo ed un pò per parlare con chi avrebbe intuito ciò che spesso e volentieri ero abituato a reprimere al mio interno, pensieri, idee, preoccupazioni e sogni.
Col tempo poi, la mia vita è cambiata, e come spesso accade di conseguenza si cambia, lei ti cambia o sei tu a cambiarla, cercando nuovi stimoli e nuove avventure, ti leghi a persone nuove, oppure a ricordi che lentamente poi ti abbandonano oppure ritornano e ti travolgono ulteriormente, più di prima.
Ho sempre sentito sulla mia pelle l’insoddisfazione per una vita vissuta lontano dai riflettori della mondanità, ho sempre cercato di estraniarmi da un contesto che non sentivo mai mio, un contesto fatto di sensazioni oppresse, di parole a metà, ferme sulle labbra dal filo invisibile della moralità comune.
Sono cresciuto facendomi compagnia con la solitudine che sentivo crescere in me ma cresceva di rimando anche la vergogna per la mia diversità e quel mondo che costruivo a fatica ed in cui avrei tanto voluto vivere. Lasciavo, e lascio ancora, tutto il resto fuori dalla porta della mia realtà, mi difendo ed assalgo ogni angolo di tranquillità per farlo mio.
Scrivevo, ed ancora scrivo, per dar sfogo alla sensazione di inermità che mi assale ogni volta che cerco di comprendere tutto quello che mi circonda. La fretta insipiente dei miei simili, feroci di riempire il loro tempo, organizzando anche il più insensato evento, senza lasciare che si assapori anche un semplice “Ciao” in un piovoso pomeriggio di ottobre.
Sin da piccolo, ho amato osservare, distinguendolo nella pratica dalla semplice visione. La mia specialità, le persone, in ogni loro aggregazione, in solitudine ed in gruppo, nella felicità profonda e nell’amara tristezza dei loro giorni. Entravo nelle loro azioni, quotidiane e non, semplicemente muovendo i miei occhi su ciò che a loro stessi sfuggiva. Volti sconosciuti e stanchi tra altri mille che niente mi nascondevano, mani assetate dell’aria che non sfioravano perchè da troppo tempo chiuse in tasche ermetiche, gambe che rapidamente si davano il cambio per raggiungere sogni che troppo spesso non si realizzavano.
Ero tutto questo, ancora prima di saperlo, di conoscere realmente chi avrei dovuto essere. Ero mille volte altre persone, ero milioni di volte me stesso ma non ne ero a conoscenza. Vivevo mille vite che avrei voluto veder realizzate, solo per il gusto di aver creato qualcosa di bello. Desideravo vivere sogni che quasi sempre vedevo infrangersi sul muro del pianto, cercando di raccogliere i cocci così da riutilizzarli per i sogni che di lì a poco sarebbero nati, facendo ricrescere in me la speranza che poco prima si era infranta.
Ho davvero sognato di vivere tante vite non mie, di essere persone che non ero io, allontanandomi da ciò che ero e da ciò che avrei voluto essere. Oggi lo so, più di prima, ma sono troppo lontano da questo corpo che a fatica mi trascino dietro. In ogni parola, in ogni pensiero trascendo questa mia finitezza, lacerando i confini di questo corpo insulso che ancora mi trattiene, ben saldo, a questo terreno.
Le mie domande hanno sempre superato, e di gran lunga, ogni risposta che riuscivo, e riesco, a trovare. Probabilmente nemmeno ero così interessato alle risposte, vaneggiando, com’ero e come sono, sulle varie possibilità del mondo. Crescendo ho capito che le domande rimangono mentre le risposte cambiano a seconda della nostra disposizione e del nostro orientamento nel guardare il mondo e le sue cose. Cominci ad intuire che tutto attorno a te si colora dei colori che preferisci in quel momento ed impari a dosare ogni sfumatura per cercare di adattare il tuo corpo, e spesso la tua anima, al contesto in cui vivi. Così quei sogni cambiano il sapore della tua realtà, facendoti assaporare anche ciò che prima ripudiavi perchè troppo stanco per scoprire cose che già in partenza non ti avrebbero emozionato. Poi troppo tardi ti rendi conto che non riuscivi ad afferrare niente di ciò che dopo molto tempo avresti afferrato senza batter ciglio, ogni attimo sfuggito alla tua azione fa crescere quei rimorsi di cui avresti fatto volentieri a meno, ma poi prendendo in giro te stesso pensi “che in fondo in tutto il mondo c’è gente con gli stessi tuoi problemi(cit.)”.

Lieto di raccontarvi di me, di ciò che sono e di ciò che ero e di ciò che potrei essere, ogni tanto.

 

 

 

Cibal


antea.r

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Senti, mento.

Cambio più umore che mutande.

Lorenzo Manara

Scrittore di romanzi con il cassetto pieno.

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☆ Pensieri Sparsi di una Psicopatica ☆

●○•°La mia mente è un turbinio di parole sparse che cercano un senso°•○●

La notte porta consiglio

“Leggere è niente: il difficile è dimenticare ciò che si è letto” (Ennio Flaiano)

ASTEROIDI

Non è vero che ho la testa tra le nuvole, ce l'ho tra gli asteroidi.

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